Triestina VS Dybala 0-1

Si conclude al Nereo Rocco, il ciclo di amichevoli pre-campionato della Juventus. Una gara che ha visto emergere particolari piccole insufficienze, ma anche il nuovo volto tecnico del tanto atteso Sarriball, fino a ieri intravisto a piccole dosi nelle partite precedenti.

A venire all’occhio, in primo luogo, è sicuramente la condizione atletica dei nostri, ancora parecchio affaticati dall’estenuante tournée estiva o semplicemente dall’allenamento effettuato in mattinata, prima della trasferta triestina.
La Juventus scende in campo con il classico 4-3-3 Sarriano (tecnico ieri assente per problemi di salute e sostituito dal vice Martusciello).
Szczęsny, tra i pali.
Il nuovissimo, di pacco, Danilo; Chiellini e Bonucci, centrali; Sandro, titolare inamovibile a sinistra nonostante qualche prova, nelle partite precedenti, di De Sciglio.
Centrocampo a tre con Rabiot, Pjanic e Khedira, con le mezzali a fare da supporto, ad intermittenza, alla punta.
In attacco, uno scatenatissimo Douglas Costa, un perfezionista Dybala e un instancabile e un pò impacciato Bernardeschi.

Il ritmo del gioco si mostra subito alto, fin dai primissimi minuti, con qualche disattenzione di troppo sulla linea di centrocampo, soprattutto nei pressi di un Pjanic che fino ad oggi non ci ha emozionato tantissimo, neppure nelle altre prime uscite amichevoli.
Maldestro e spesso rallentato, fatica a dare il LA all’impostazione bianconera, qualche volta anche scontrandosi fisicamente con gli stessi compagni di reparto.
Differente, invece, l’impressione che ha lasciato il settore difensivo.
Bonucci e Chiellini, impeccabili e lo stesso Danilo, nonostante la sua prima apparizione in maglia bianconera, sembra a primo acchito non tradire le aspettative del post Cancelo. Discorso a parte, a mio modesto parere, per Alex Sandro, con una prestazione quasi anonima, probabilmente figlia di quella scarsa preparazione atletica (o stanchezza) di cui accennavo sopra.
Attacco strepitoso, sia nella fase di costruzione/finalizzazione, sia nella nuovissima versione di pressing altissimo, con un Douglas Costa infiammato e vistosamente smanioso di fare, a dispetto della brutta copia dell’anno precedente, un pò auto-oscurata da una condotta non proprio eccelsa, un pò castigata da un Massimiliano Allegri spesso e volentieri intransigente anche nei confronti di Dybala, ieri protagonista assoluto con un delizioso movimento a smarcarsi prima del cucchiaio – senza guardare porta né portiere – che beffa Offredi.
Questione leggermente a parte per Federico Bernardeschi, spesso e volentieri il solito Bernardeschi: occhi a terra, velocità, possanza e consueta finalizzazione che lascia spesso e volentieri a desiderare.
Bene Rabiot e Khedira, quest’ultimo, a mio avviso, sempre più parte del progetto. Entrambi instancabili recupera palloni e spalla di Dybala nelle azioni in profondità.

Dieci i cambi effettuati da Martusciello dopo il sessantesimo minuto di gioco.
La difesa, tutta, viene rimpiazzata da De Sciglio, Demiral, De Ligt e Cuadrado, quest’ultimo, non me ne voglia nessuno, completamente estraneo al ruolo di terzino, un cambio assolutamente da evitare, soprattutto nelle partite “importanti”.
Bentancour al posto di Pjanic, dà finalmente valore a quella lacuna in fase di impostazione troppe volte mostrata durante il primo tempo.
Matuidi e Emre Can…esclusivamente i soliti Matuidi ed Emre Can.
Con il francese sempre alla caccia del pallone e quei tentativi di innesco della punta spesso mal calibrati. Il tedesco, invece, pulito ed educato, come solo lui sa fare.
In attacco: Mandzukic, non pervenuto, ancora una volta), Higuain e Ramsey, non da meno rispetto al croato, se non per un fraseggio, con delicato tacco del gallese, sfuggito di poco al Pipa.

Un’amichevole che, come avevo anticipato, ha mostrato piccoli spigoli da smussare, spero prima dell’inizio del campionato ma anche un’immensa voglia di fare e di fare nel nuovo stile Sarri.
Un’amichevole che ha lasciato anche – e soprattutto – una mano sul cuore e un numero dieci, mostrato con immenso amore ad un pubblico edulcorato da un tocco di fino che la Joya non ci mostrava da tanto, troppo tempo.

di Carmine

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