La Vecchia Signora si scorda di fare benzina – L’analisi tattica di Juventus-Napoli a cura di Gaethanos

La squadra ringrazia i tifosi al termine di Juve - Napoli

La potenza è nulla senza controllo. Un bolide non va da nessuna parte senza benzina. Iniziamo citando una vecchia pubblicità perché in quella frase vi è lo specchio della Juventus di Sabato: potenza devastante chiaramente messa in campo e controllo largamente limitato, di questa potenza, ad un’ora di gioco. La vera domanda però è: questo limite attualmente è più fisico o mentale? 

Sono sempre stato convinto che la testa abbia un influenza enorme sulle risorse fisiche: un bimbo che torna a casa, trascinando i piedi stanchissimo da scuola, lo vedi gettare lo zaino, correre fuori e scorrazzare a tutta velocità a bordo della propria bici. Da dove sono uscite quelle energie? Non erano terminate?

Una serie di aspetti sabato mi convincono che, benchè la condizione fisica fosse precaria, il limite di potenza dimostrato sia più di carattere mentale che fisico. 

Il primo: è impossibile che segnato il 3 a 0 le energie fisiche siano terminate di colpo. La benzina finisce gradualmente, si accendono spie, si va a singhiozzi e la resa delle prestazioni diminuisce gradualmente. E’ difficile quindi pensare che da un minuto all’altro e per soli 15-20 min le forze fisiche spariscano di colpo

Il secondo: preso il gol del 3-3 sono tornate le energie, abbiamo schiacciato nuovamente il Napoli nella propria metà campo e creato nuove occasioni o potenziali occasioni da gol.

Il terzo: i gol degli avversari sono arrivati da calcio piazzato (dove la preparazione fisica conta poco, ma conta la concentrazione) e da errori personali nelle scelte (nel secondo gol Danilo va a pressare quando non deve e si fa prendere alle spalle, De Ligt sceglie di coprire il passaggio sul giocatore a rimorchio e non Lozano solo in mezzo all’area di rigore) e non dalla benzina fisica terminata. Infatti a parte le 3 azioni dei gol e tiri non pericolosi dalla distanza non si è sofferto in difesa. 

Quindi il calo fisico? Che ci sia stato anche un calo fisico è fuor di dubbio, ma il punto della questione è che quello che è successo dopo il 60’ sia più da ricercare laddove muscoli e allenamenti possono poco. Il calo fisico, a dirla tutta, ha riguardato alcuni componenti specifici della squadra e questo perché sono quegli elementi dalla fisicità più pronunciata che, col caldo e la preparazione in fase di conclusione, è solo normale abbiano sofferto.  

Parliamo di De Ligt, che fino al 65’ non ha sofferto minimamente ne Ruiz, ne Mertens, ne Lozano. Questo meraviglioso giocatore si è trovato nel giro di poche ore a dover sostituire il capitano, e che capitano, nella partita contro la diretta, anche si di valore molto inferiore, concorrente per lo scudetto. Fisicamente ha retto fino al 65’, mentalmente non era tranquillo sin dal primo minuto. Da cosa lo si deduce? Le capacità tecniche nel passaggio sono da centrocampista di alto livello, ma le sue doti di difensore le abbiamo viste poco: sin dall’inizio non è mai intervenuto con i suoi ormai noti tackle in anticipo, accompagnava sempre l’avversario. In occasione di situazioni di gioco sotto pressione ha spesso perso la freddezza consueta spazzando via invece di innescare transizioni pericolose. Tutto questo prima dei crampi, dell’intervento  dello staff sanitario e delle evidenti difficoltà fisiche. Da notare che una decina di minuti prima del secondo gol su un’azione identica fa la cosa giusta coprendo su Lozano, su un cross dalla sinistra, mentre lui era solo a centro area. Quindi la componente fisica nel caso del secondo gol ha di sicuro influito nelle scelte poco lucide. Alla luce di questi elementi la componente mentale va rifornita e la Signora, quando questo avverrà, si ritroverà il difensore più forte dell’universo tra le proprie fila.

Detto del controllo passiamo alla potenza, gustato l’amaro andiamo a goderci il dolce. E’ vero, come abbiamo detto finora, che la Vecchia Signora ha finito la benzina ed ha dovuto parcheggiare sul ciglio della strada, ma è anche vero che quello che abbiamo parcheggiato, accostando al 60’, era una granturismo, una Ferrari (per restare in famiglia) e non una semplice utilitaria. Sabato onestamente abbiamo assistito ad uno spettacolo di gioco che chi guarda la Juve poche volte ha visto. Quello che di buono si è solo accennato nella partita col Parma, è esploso contro il Napoli.
I due centrali di difesa hanno giocato con la qualità di due centrocampisti (ed hanno nei piedi la qualità di due centrocampisti, ora iniziamo a capire perché Guardiola stravede per Bonucci e De Ligt). I due terzini hanno difeso in maniera ottima anticipando sempre il giocatore marcato ed hanno giocato con una qualità offensiva di livelli top in Europa. Il centrocampo si è mosso con la precisione, la velocità e l’intelligenza di una squadra che gioca insieme ed in quel modo da anni. Pjanic è stato sempre cercato dalla linea difensiva anche quando per riuscirvi occorreva un passaggio forte preciso e pericoloso (molti pensano che con Chiellini in campo determinati gol non li avremmo presi, ed è vero, ma è anche vero che non avremmo potuto giocare con quella qualità da dietro). Arrivata a Pjanic la palla non si fermava mai per più di un secondo o due: viaggiava veloce, spesso anche di prima, verso una delle due mezzali salita tra le linee avversarie o verso Higuain o Ronaldo (sabato più presente sulla sinistra ma ancora libero di agire nella parte di campo che più gli aggrada e infatti il gol arriva mentre è sulla destra) o verso il terzino.  Una velocità di pensiero e di passaggio elevatissime che solo due o tre, ad essere generosi, squadre in Europa possono fregiarsi di avere. I nostri gol sono arrivati tutti da azioni, primo gol in contropiede a parte, manovrate dalla qualità enorme: il secondo meraviglioso gol di Higuain arriva dopo 15 passaggi consecutivi con la squadra che si muove con un armonia meravigliosa e con la squadra avversaria piazzata (come per il terzo di Cris). 

Il Napoli ha provato varie soluzioni per contrastare lo strapotere che ha trovato di fronte: schermare Pjanic con Mertens e Ruiz nel primo tempo, Pressing altissimo, passaggio al 4 4 2 nel secondo, l’inserimento di Lozano, ha spostato a sx, insieme a Rui e Zielinsky, il mediocre Mertens nel secondo tempo per creare superiorità numerica, ed altro ancora. Finché la benzina c’è stata, tutto è stato come il voler far bollire dell’acqua in un colapasta: non solo inutile, ilare. 

Anche quando il livello di difficoltà aumentava, la Juventus poteva contare su due certezze su tutte: Douglas Costa e Higuain. Onestamente, quando si osserva il mercato con la spasmodica speranza di avere qualcosa di più in campo,  per farlo si pensa sempre a nomi nuovi, diversi…grandi. Dimentichiamo spesso, però, che a volte quello che ti serve forse lo hai già in casa, basta usarlo diversamente, meglio. La qualità di Higuain sabato (sempre pronto, disponibile, agile, tecnico, dalla giocata pulita da regista offensivo meritevole di un 10 non solo come voto, ma anche come numero di maglia) e di Douglas Costa (non perde mai la palla, vede sempre la giocata migliore da fare, salta l’uomo, ma senza strafare, rientra e difende in tutte le transizioni difensive a volte anche trovandosi più in basso del terzino senza mai perdere la sua efficacia offensiva e difensiva) lo scorso anno non l’avevamo. Danilo, al netto dell’errore su un uscita in pressing errata sul secondo gol, ha fornito una prestazione di qualità, sicurezza difensiva e qualità offensiva che lo scorso anno solo in sporadiche occasioni abbiamo visto. 

Un ultima riflessione prima di passare alla valutazione di alcuni singoli. 

Cristiano Ronaldo. Si era già visto un accenno col Parma quando non portava più palla cercando dribbling su dribbling per arrivare al tiro come lo scorso anno. Col Napoli si è avuta la conferma: ha cambiato la considerazione della Juve e della squadra nel complesso, nella sua testa. Portare palla per crearsi occasioni era indice di mancanza di fiducia, se non, nei compagni, almeno nel gioco della squadra. Col Napoli lo abbiamo visto passare la palla di prima, giocare a due, tre tocchi massimo, chiedere la palla, ma non prendersela se poi veniva data ad altri. Tutto questo avveniva, da parte sua, nel Real delle 3 champions consecutive. Ebbene si: Ronaldo considera ora la Juve al pari di quel Real, i suoi giocatori tra i top nel mondo. Infatti, detto già di molti di loro, degni di menzione sono.

Alex Sandro: stiamo rivendendo l’Alex del primo anno e mezzo? Non urliamolo troppo forte, ma sembra di si. Sempre in anticipo in difesa ed ora tenta di nuovo dribbling e accelerazioni che non vedevamo da tempo. Due giocatori attorno a se non lo spaventano più. Nave da crociera, godiamocela.

Matuidi: siamo onesti, quello visto col Parma ci ha fatto pensare cose brutte, ma brutte brutte. Poi te lo riscopri sabato a fare sempre la cosa giusta, a non perdere mai la palla, anzi passarla di prima con una qualità che non credevamo possedesse. Ha recuperato una marea enorme di palloni  a differenza della partita precedente. Come mai? Beh questa volta era già sul giocatore da marcare prima che gli arrivasse la palla e questo ha permesso di subire nulla alla Juve in fase difensiva. Quando però la benzina è finita spesso gli anticipi andavano a vuoto perché perdeva lucidità nei tempi di intervento. Prezioso come una 50 euro che tieni nascosta nel portafogli e che ricordi di avere quando vai a pagare e ti accorgi che la moglie lo ha svuotato senza dirtelo.

In chiusura una menzione per quel gentiluomo che vede una signora ferma sul ciglio della strada e, non solo si ferma a darle una mano, ma l’accompagna a destinazione: 

Koulibaly: Ragazzo d’altri tempi, gentleman raffinato che non solo da quel che è dovuto a chi lo merita (in senso positivo alla Juve e negativo a quei tifosi del Napoli che hanno detto cose invereconde sull’infortunio di Chiellini), ma lo fa con un gol all’incrocio dei pali, Chapeau.

La Signora è bella, La signora è donna (seppure a volte è causa dei suoi problemi è capace di trovare una decina di soluzioni per ognuno d’essi), La signora è forte.

Aspettiamo che impari a fare benzina e passeremo con lei momenti talmente meravigliosi che, nello specchiarci nei suoi occhi, non vorremo mai veder la fine, ed anzi, fino alla fine, lo faremo.

Di GaeThanos

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