LE ESCLUSIVE DI JUV&ME, Intervista con Nino Ori

Nino Ori, giornalista e coordinatore di Ju29ro

La Juventus del passato e quella attuale, il periodo di calciopoli, l’operazione Cristiano Ronaldo…di tutto questo e molto altro ho approfondito con il signor Nino Ori.

Torinese di origine emiliana, azionista Juventus, per molti anni coordinatore di Ju29ro.com. In passato noto anche come volto televisivo e voce radiofonica. Tifosissimo della Juve ma sopratutto uno dei personaggi più competenti in materia calciopoli

Ringraziando il signor Nino per la disponibilità mostrata vi invito a leggere l’intervista a 360 gradi fatta sulla Juventus.

Buon giorno signor Nino. Se non le dispiace comincerei con una domanda personale, cosa rappresenta per Lei la Juventus e quando ha cominciato ad amarla?

Cosa rappresenti per me la Juventus non sono in grado di dirlo: so che è bello tifarla, da sempre, e che mai avrei potuto tifare altre squadre.
All’inizio dell’età scolare, nella periferia torinese di metà anni sessanta, tutti o quasi i figli degli immigrati tifavano l’invincibile Inter di Herrera che faceva incetta di scudetti e coppe internazionali.

I pochi torinesi erano divisi fra granata e bianconeri. Unico elemento ad accomunare interisti e granata era un viscerale e incomprensibile odio per la Juve, cui veniva imputato di essere la squadra dei potenti e di rubare (non si sa bene cosa). Nello specifico, quella era la squadra del padrone della Fiat e io, in quanto figlio di un suo operaio (immigrato ferrarese, peraltro juventino), secondo il comune sentire dell’epoca, non avrei potuto e dovuto tifarla. Pur avendo 7-8 anni e pur non sapendo in sostanza nulla di calcio, conclusi che, dato che la odiavano così tanto tutti quanti, doveva essere davvero qualcosa di speciale e di conseguenza non poteva che essere la mia squadra.

Personalmente La considero come una fra le persone più competenti nella materia. Perciò, se è d’accordo, farei qualche domanda su calciopoli. Qual è la situazione attuale di calciopoli, quali sono i ricorsi in piedi, quali le tempistiche perché gli organi competenti si pronuncino e cosa ci possiamo aspettare? Il Collegio di garanzia del Coni si è espresso dicendo che il ricorso di un mese fa è inammissibile. C’è ancora qualche spiraglio aperto o siamo in un vicolo cieco?

I fronti aperti sono tre. Comincio da quello meno importante, l’ultimo ricorso. Si tratta sempre e solo del tentativo (ormai velleitario) di far revocare il cartonato, lo scudetto del 2006 assegnato all’Inter, in conseguenza delle mancate decisioni del Consiglio federale e del Tnas nel 2011, successive all’esposto presentato dalla Juventus nel 2010. Con quest’ultima, siamo arrivati a 12 dichiarazioni di incompetenza/inammissibilità. Per una vicenda che nulla c’entra con il provare a riavere i nostri scudetti, e quindi mi interessa poco o nulla. A me del fatto che l’Inter abbia 18 scudetti oppure 17 importa poco. Togliere o meno gli scudetti agli altri (peraltro mai vinti) non cambierebbe la storia di calciopoli. A me è interessata sempre e solo la possibilità di riprenderci i nostri scudetti: se e quando ci sarà l’opportunità di fare azioni volte a riportarli a casa, le seguirò con interesse. 

Per quanto riguarda l’ormai mitica richiesta di risarcimento danni per 581,2 mln, la situazione attuale vede invece la Juventus ancora in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, presso il quale aveva impugnato il pronunciamento del Tar del Lazio (dichiaratosi incompetente a sua volta). 

Per i nostri scudetti invece serve ben altro… l’unica forma giudiziaria è il famoso art.39 del Cgs, che prevede la possibilità di riaprire procedimenti anche già chiusi e inappellabili, in presenza di nuovi elementi decisivi accertati. Non c’è prescrizione: potrà essere usato se e quando ci saranno dei fatti nuovi (positivi per noi) rispetto alle sentenze, a oggi definitive, del 2006. Fatti nuovi decisivi, inequivocabili e certificati da qualche sentenza o pronunciamento. Solo allora ci sarà la possibilità di chiedere la revocazione delle sentenze sportive attraverso l’art.39, e quindi la revisione dei processi del 2006. La richiesta andrà presentata entro un mese dall’accertamento dei fatti nuovi e la eventuale sentenza revisionata non sarà più appellabile. Insomma, si può usare una sola volta: va usato bene.
Quando? A oggi è impossibile prevederlo.

Lei è uno dei fondatori di Ju29ro.com: mi sa dire quando esattamente ha capito che c’era del marcio sotto tutto questo, e che la società andava difesa?

Credo che chiunque fosse dotato di onestà intellettuale, ragionando con la propria testa e senza piegarsi ai deliri mediatici, avrebbe facilmente compreso che c’era qualcosa che non quadrava in quella vicenda. Anche solo leggendo i testi o ascoltando gli audio delle poche decine di telefonate che furono selezionate e utilizzate nel processo sportivo, era evidente che non ci fossero né illeciti, né frodi, né reati di alcun genere. Né a carico della Juventus né a carico di altri.

Che la società Juventus (o almeno la nostra idea di Juve) andasse difesa lo dimostrava proprio il fatto che la Juventus stessa, in pratica, aveva rinunciato a difendersi. Noi, più che difendere, potevamo analizzare e informare… ed è ciò che abbiamo cercato di fare. 

Nell’arco degli anni sono stati fatti diversi ricorsi e diversi sono stati gli organi che si sono dichiarati incompetenti. Qual è il significato reale di questa cosa, e perché i media non cercano di analizzare questa più volte dichiarata incompetenza per quello che è?

Perché nell’estate del 2006 si è realizzato il sogno inconfessabile del mondo del calcio italiano: la Juve ruba e ora lo certificano anche i tribunali. Scudetti tolti, serie B, società distrutta, squadra smembrata, sponsor in fuga, etc… Un terzo degli italiani interessati al calcio tifa Juve, quindi i due terzi le tifano contro e la odiano. Dello sport e della giustizia, purtroppo, non frega quasi niente a quasi nessuno. Se potessero, inventerebbero una calciopoli ogni anno.

Chi dichiara incompetenza o inammissibilità dei ricorsi ha dalla propria il fatto che, con il ritiro del ricorso al Tar il 31 agosto 2006, la Juventus dell’allora presidente Cobolli Gigli rinunciò all’impugnazione delle sentenze sportive. In quel momento, quelle inique sentenze, già definitive in quanto passate in giudicato, furono confermate. Fatto salvo quanto detto a proposito dell’art.39… ma, se non bastano 12 tentativi per far revocare “il cartonato”, figuriamoci quali resistenze potremmo trovare cercando di riprenderci due scudetti vinti sul campo e tolti dalle insensate sentenze sportive del 2006.

Cosa vuole rispondere al signor Massimo Moratti, che alla domanda su calciopoli risponde: “Periodo calciopoli? Era quel periodo nel quale ti davi da fare per costruire sapendo che il sogno non andava oltre”?

Non gli rispondo proprio nulla: non mi interessano né lui né ciò che dice. E poi, direi che gli ha già risposto la storia in questi anni. E non è ancora finita…

In Italia, sopratutto nei mass media, nell’ultimo periodo si sta creando un clima molto simile a quello pre-calciopoli. Un tifoso della Juventus (ma anche di altre squadre) per avere un’informazione imparziale deve leggere e seguire dei media stranieri. Come la interpreta questa anomalia e, soprattutto, come la vede questa cosa la società Juventus secondo Lei?

Non esagererei nel dare importanza al clima mediatico. Il sentimento popolare di suo non ha mai deciso nulla. Da solo non ha mai vinto neanche una partita, figuriamoci gli scudetti… in calciopoli è servito solo a fare mediaticamente da supporto a qualcosa che altrimenti non sarebbe stato in piedi. Il sentimento popolare a noi avverso esiste, nei fatti, da Juventus-Inter 9-1 del giugno 1961. Nei 58 anni successivi quel sentimento popolare non ci ha impedito di vincere altri 25 scudetti e 17 tra coppe e supercoppe nazionali, oltre a 11 tra coppe e supercoppe internazionali.

Il piccolo mondo dell’informazione italica (tv, radio, web) è in mano spesso a persone che ragionano in primis da tifosi. Inutile aspettarsi l’obiettività. 

Come la vede la Juventus? Spero (e credo) con la consapevolezza di essere più forte di queste sciocchezze. E, se sei più capace, più competente, più organizzato… insomma, se sei superiore, te ne freghi delle piccolezze italiche (rispetto alle quali sei avanti anni luce) e lasci che gli altri cuociano nel loro brodo.

Ritiene che la situazione della Juve (non solo la retrocessione in B, ma lo smembramento di una squadra e di una società) abbia la sua matrice in una logica per cui il primo obiettivo era colpire i nemici interni?

Non avendo verità da contrabbandare, al netto di dietrologie e complottismi, l’unica mia certezza (fondata sulla riservatezza sabauda della famiglia Agnelli) è che la verità sulla genesi di calciopoli e sul ruolo della proprietà nella stessa non la conosceremo mai. Tanto gli attacchi esterni (presenti da sempre) quanto l’attacco interno sono entrambi condizioni necessarie, ma certamente non sufficienti (se prese singolarmente) a giustificare l’accaduto. Come già detto in tante occasioni, a determinare calciopoli e a renderla realizzabile è stata una irripetibile coincidenza di interessi tra fattori esterni e interni al mondo Juve. 

Non credo a una Juventus semplicemente vittima dell’Inter e delle istituzioni del calcio. Ma nemmeno a una proprietà della Juventus che organizza lo scandalo dall’interno, con conseguenti danni quasi irrimediabili. Mi sembra più credibile che invece, pur di eliminare Giraudo e Moggi, si sia accettato troppo passivamente ciò che accadeva, sottostimandone le conseguenze.

Si può ragionevolmente affermare che una coincidenza di interessi (tra il mondo esterno e quello interno alla Juventus) come quella del periodo 2004-2006, sia storicamente tanto anomala quanto irripetibile. Di nuove calciopoli, senza quella coincidenza di interessi (come detto, irripetibile), non se ne vedranno mai più.

Passiamo ad un argomento più “leggero”… Con l’acquisto di Cristiano la Juventus ha fatto il passo definitivo per stare saldamente tra le top d’Europa. Con Ronaldo in rosa tutta la Juventus sembra rendere di più. Secondo Lei è più il Ronaldo giocatore con le proprie prestazioni sportive a portare la Juve al top, o è tutto ciò che ci si porta dietro (fama, palmares, carisma, metodi di lavoro, etc.) a migliorare i compagni e l’intero ambiente Juventus? Cioè è più una questione psicologica?

L’acquisto di C.Ronaldo è un’operazione straordinaria. Ci siamo assicurati le prestazioni del giocatore più forte al mondo (sia pure negli ultimi anni della sua carriera), forse il più forte di sempre, di certo il più decisivo: sono i numeri a dirlo. Ma CR7 è anche un’azienda, non solo un giocatore. Se ne cominciano a vedere i primi effetti, ma la partnership con quell’azienda può permettere nel tempo ricavi ancora difficilmente immaginabili. Un passo importante per consentire finalmente alla Juventus di fare quel salto di qualità “definitivo” che tutti auspicavamo e permetterle di competere con le grandi corazzate internazionali anche dal punto di vista dei ricavi commerciali.

L’aumento della credibilità si riflette naturalmente anche sulle prestazioni in campo. C.Ronaldo è un giocatore unico, oltre che un vero e proprio catalizzatore di attenzioni e emozioni. La sua sola presenza in campo sembra rendere gli avversari meno sicuri, più nervosi, quasi intimoriti. Allo stesso modo, i nostri appaiono più ambiziosi, più intraprendenti, perfino più consapevoli nel gesto tecnico. Per comprendere cosa significhi avere C.Ronaldo in squadra, basta ripensare a come ci sentissimo, fino a un paio di anni fa, ogni volta che dovevamo giocare contro il Real di CR7. Ecco, ora sono i nostri avversari (più all’estero che in Italia) a sentirsi così ogni volta che devono incontrare noi… 

Dopo 9 anni di vittorie e leadership è difficile mantenere alte le motivazioni sia dei giocatori che dei dirigenti. Quale sarà la prossima mossa della società per scuotere l’ambiente e dargli nuovi stimoli?

“Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”: la consapevolezza del fatto che si scende in campo sempre e comunque per vincere, facendo tutto ciò che è lecitamente possibile per ottenere il risultato, senza cercare alibi. Questo dice la nostra storia: in realtà, non servirebbe altro. 

Ma la Juventus, con l’importante supporto del gruppo, negli ultimi due anni sta facendo delle scelte importanti, con l’obiettivo di primeggiare a livello mondiale, in campo e fuori dal campo. Un’azienda, un brand, non più solo una squadra di calcio. Il nuovo logo a gennaio 2017; la Continassa, con la nuova sede, il JHotel, il JVillage, etc.; la nascita della JWomen, con i primi successi; la creazione della Under23; l’arrivo di Cristiano Ronaldo; i nuovi contratti con gli sponsor principali, Adidas e Jeep; l’emissione del prestito obbligazionario; l’acquisto del giovane De Ligt; le nuove partnership prestigiose; l’aumento di capitale.

La Juventus ci ha stupito talmente tante volte in questi anni da rendere difficile fare previsioni sul futuro. Di certo, continueranno a sorprenderci anche nei prossimi anni, e noi continueremo a divertirci molto. 

Gli eventi della passata estate sono stati, per usare un eufemismo, assai anomali. Il “modus operandi” che usa la Juve, soprattutto quando cambia allenatore, non è quello visto nei passati mesi. Secondo Lei è la modalità usata che è cambiata col nuovo corso dirigenziale, o ci sono fatti a noi non noti che hanno influito sull’andazzo?

Confesso di essere rimasto spiazzato dal modo inusuale e, a parer mio, discutibile nel quale è stata condotta la vicenda. Hanno deciso di lasciar andare l’allenatore vincente che avevano in casa, senza avere già l’alternativa in mano. Facendo poi, e mettendoci un mese, una scelta apparentemente in antitesi rispetto agli obiettivi dichiarati. Può essere che davvero l’obiettivo fosse un altro, oppure che ci siano state divergenze di vedute fra i responsabili. Tanto, non ce lo diranno mai…

Pochi giorni fa la Juve per la prima volta nella sua storia ha conquistato gli ottavi di CL dopo sole 4 gare. Come ha visto la squadra nella partita di Mosca e, soprattutto, come la vede in questa stagione?

A prescindere dalla singola partita (alcune prestazioni sono state convincenti, altre meno), mi sembra la solita Juventus, tranquilla e determinata, nel solco della tradizione vincente delle annate precedenti: si fa giusto un po’ più di possesso palla. Con buona pace di coloro che inneggiavano al bel gioco e allo spettacolo, direi che l’orientamento al risultato continua a essere la nostra caratteristica principale. E anche le modalità finora utilizzate in campo per raggiungerlo non differiscono molto dal passato, anche perché i giocatori sono più meno gli stessi, la stagione è ancora lunga e gli eventuali effetti del cambio di guida e staff tecnico si vedranno semmai nel tempo. 

La Juve parte sempre per provare a vincere tutto ed è, come non mai, attrezzata per farlo (come molte altre squadre, soprattutto in CL). Come andrà lo scopriremo insieme quando sarà ora.

Seguendo l’evoluzione della squadra in questa stagione, si può notare una cosa: l’inizio è stato meno traumatico (se vogliamo dire così) del previsto, con schemi e postura della squadra (difesa alta, ritmo, aggressività) assimilati dai giocatori molto rapidamente. La partita migliore, a mio avviso, l’abbiamo fatta a San Siro con l’Inter. Da allora in poi solo passi indietro. Come si spiega questo calo?

La Juventus al momento è prima in campionato, pur in presenza di un’Inter che ha fatto il proprio record di punti, e ha battuto in maniera convincente sia il Napoli sia la stessa Inter. Ha conquistato con due turni d’anticipo la qualificazione agli ottavi nel girone di CL, nel quale è comunque al primo posto. Ed è l’unica squadra in Europa a essere imbattuta tanto in campionato quanto in CL. Difficile criticarla. 

Anche negli inevitabili periodi nei quali il gioco è meno convincente e la forma fisica non è ancora al 100%, riuscire a rimanere concentrati e continuare a vincere è comunque un gran bel segnale. La stagione è lunga, e sarà importante “esserci” quando conterà davvero: le premesse mi sembrano buone.

Con i giocatori attualmente in rosa, secondo Lei, qual è il modulo migliore per la Juventus?

Il modulo che mi piacerebbe vedere in campo è il 4-2-3-1, che ci permetterebbe un utilizzo più razionale di ali e trequartisti. Però ci imporrebbe di snaturare le caratteristiche del giocatore di maggior qualità fra i nostri centrocampisti, Pjanic. Finora abbiamo giocato o con il 4-3-3, che prevede le ali e non il trequartista, o con il 4-3-1-2, che prevede il trequartista e non le ali. Quest’ultimo potrebbe essere un modulo più adatto del precedente alla rosa a disposizione, ma presuppone che ci siano un centravanti (abbiamo in rosa il solo Higuaìn, senza alternative) e una seconda punta. E ci obbliga a rinunciare alle ali, o a trasformarle in terzini o in trequartisti.

Evidentemente, la nostra rosa (pur se ricca) è stata costruita con qualche equivoco tattico, qualche eccedenza e qualche buco.

A quale giocatore della Juventus, presente o passato, è più legato e perché?

Due nomi: Gaetano Scirea e Michel Platini. Due giocatori incredibili, entrambi in possesso della qualità, propria dei grandissimi campioni, di far sembrare semplici e naturali le cose che a noi comuni mortali sembrano complicate e difficili o addirittura impossibili. Inoltre, pur essendo diversissimi fra loro sia come uomini sia come calciatori, sono riusciti (ognuno dei due secondo le proprie caratteristiche) a essere l’esempio concreto dello “Stile Juve”.

Alla fine vorrei ringraziarla per le risposte concesse e per la disponibilità mostrata in questa occasione. Può fare un saluto ai lettori di Juvandme.com?

Vi ringrazio io, Urban, è stato un piacere. Un saluto anche ai lettori di Juvandme.com, a cui raccomando di continuare a seguirvi. Un bel sito, completo e ben fatto e poi… Juv&Me è una bella community di amici bianconeri che hanno voglia di parlare di Juve.

#FinoAllaFine
Urban Gorjan

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