Fenomenologia di un disagio

Il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: “Guai a voi, anime prave
Non isperate mai veder lo cielo
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ‘ngelo.
E tu che se’ costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti”.
Ma poi che vide ch’io non mi partiva,
disse: “Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti”.
E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare”.

Divina Commedia, Inferno, Canto III, vv. 82-96

Avvalersi di citazioni dantesche sembrerebbe essere un sacrilegio a dir poco abnorme. Tuttavia, pensando alla marea di cervellotiche e complottistiche denunce, arrivate ai piedi della metà della Mole vestita di bianconero, ho immaginato il calcio italiano come un girone infernale, in cui le anime sbraitano e si lamentano in una dannazione eterna, rappresentata dalla sola esistenza della Juventus e Commisso come il loro instancabile traghettatore.

Rosso in faccia, qualsivoglia vena gonfia, adirato in maniera indescrivibile. Un grave torto ricevuto? Una grande mancanza di rispetto? Forse così penserete voi. Dispiace deludere le aspettative ma Rocco Commisso era così inviperito per aver “subito delle porcate arbitrali”, a suo dire. Stiamo parlando di due calci di rigore che, si voglia o no, sono scaturiti da due falli che quasi sempre hanno determinato l’assegnazione della massima punizione calcistica. Una cosa del tutto normale dai, può capitare di esser di parere contrario rispetto ad una decisione arbitrale. Cosa potrebbe accadere di così grave? Gli episodi durante un campionato si equivalgono, un po’ per tutti. La Fiorentina ha subìto un errore arbitrale contro l’Inter in Coppa Italia, un altro contro il Geona. Gli eventi accaduti contro la Juventus sono sicuramente quelli di cui ci si potrebbe lamentare di meno (anzi, per nulla), almeno così affermerebbe una mente sana e non logorata dall’odio e fomentata dalla corrente antijuventina che, come un fiume in piena, scorre nello Stivale.

Siamo abituati ormai, noi tifosi juventini. Spesso ci capita di sperare addirittura che non ci venga assegnato un rigore, che non venga espulso un calciatore avversario, semplicemente per non sentire la stampa, i tifosi avversari, i programmi sportivi, soffermarsi per settimane su quel semplice episodio, quel fallo, quella stretta di mano del calciatore juventino nei confronti dell’arbitro: SACRILEGIO!

Nessuno ha avuto da ridire quando il caro LauToro, ispirato dal film ‘Tre Uomini e una gamba” è uscito dall’erba e, con un repentino balzo di AldoBagliana memoria, invece di colpire di testa come nella famosa pellicola, si è inerpicato sulla gamba del disgraziato Toloi, facendolo caracollare a terra (ma non era stato spinto dal possente Zapatone?). Ahimè, cosa ci tocca sopportare.

E così ho immaginato il caro presidente Viola, con quell’accento un po’ calabrese, un po’ newyorkese a fare da capopopolo, portabandiera di una crociata per portare alla luce le malefatte gobbe e un Virgilio che gli intima di non disperarsi troppo. Non può fare nulla quando le decisioni vengono dall’alto, non può porsi altre domande quando la Mano che “su di tutti è” risulta essere così pesante. Quella Mano che divide et impera per creare scompiglio e avere nelle sue grinfie un popolo becero e facilmente governabile.

Il Vice Presidente Pavel Nedved ai microfoni di Dazn dopo Juventus - Fiorentina

Mi dispiace, mio amato Pavel, lo sai bene ormai, non serve a nulla provare a difendersi, perché troveresti di fronte un muro di frustrazione insormontabile. Un muro che è riuscito ad annebbiare anche gente che ritenevo di grande onestà intellettuale, che ti ha catalogato come un uomo dal quale non prendere esempio, dal quale non è giusto ricevere la morale perché protagonista, nel suo passato da calciatore, di “sceneggiate irrispettose e intimidatorie verso gli arbitri”. Credo abbia dimenticato di ricordare la Furia Ceca, seduta su una lussuosa poltrona di pelle, col suo gatto dallo sguardo truce, a dispensare ordini e a proporre “offerte che non si possono rifiutare”.

Siamo arrivati a dover azzittire anche il nostro vicepresidente, siamo arrivati a non poter neanche protestare per i trattamenti ricevuti (cosa che facciamo raramente).Non bisogna cedere a simili ricatti, non si può restare inermi e girarsi i pollici in un paese che ha tentato di distruggere una gloriosa squadra per sentimento popolare, ma questa è un’altra storia…

….TO BE CONTINUED.

Di Michele Cofano

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