Tu quoque, Juve

Ramsey, Cuadrado e Alex Sandro rientrano negli spogliatoi al termine di Verona - Juventus

“Tunc coniurati accurrerunt cum gladiis et sicis. Cum inter eos etiam Brutum vidisset, quem tamquam filium amabat, Caesar gemuit: “Tu quoque, Brute, fili mi!” et caput suum togā velavit nec plagis restitit.”

La Juventus quest’anno è un colabrodo (rispetto alle precedenti stagioni), 23 i gol subìti in serie A, come le 23 pugnalate che sono state inferte a Cesare da parte dei suoi congiurati. Le coincidenze erano servite lì, su un piatto d’argento, troppo succulente per non ricadere nuovamente in un “forzato” parallelismo storico. Come sempre mi avvalgo della facoltà di romanzare il tutto e cogliere un po’ con ironia la vicenda che avvolge la nostra amata Signora. Provate a immaginarmi con una tutina aderente sul palco dell’Ariston, che intono con una cadenza un po’ sguaiata il “ci son cascato di nuovo” di  Achille Lauro.

Perché tu quoque?

Perché questa Juve è vittima e carnefice, è Cesare e allo stesso tempo Bruto. Subisce le “coltellate” all’incrocio dei pali e contemporaneamente affonda la propria lama nel cuore di noi tifosi Juventini.

Ammettetelo, anche voi non siete lucidi nel giudicare il percorso effettuato dalla Juventus in questa stagione. La squadra non ha palesato una vera e propria identità, ci mette in difficoltà, ci carica di aspettative e, come accaduto spesso negli ultimi match, le delude.
Quest’altalenanza di risultati e prestazioni rende la maggior parte dei tifosi preoccupati in maniera forse iperbolica: addirittura c’è chi auspica ad un clamoroso ritorno di Allegri, magari dopo averlo denigrato e insultato per tutta la passata stagione, usandolo come capro espiatorio di ogni passo falso juventino.

Dobbiamo essere onesti, il cambiamento che tutti noi vogliamo è un terno al lotto: trasformare drasticamente un’idea di gioco portata avanti con fervore per anni e anni non è compito semplice. Sarri è approdato a Torino per essere artefice del  “miracolo” tecnico che la dirigenza bianconera ha cercato ardentemente.

Non è sufficiente però schioccare le dita e avere una squadra oliata e ben assemblata per svariati motivi.

Come sempre, sul banco degli imputati c’è il centrocampo. Le difficoltà riscontrate nelle ultime partite sono proprio partite da lì: lentezza nella manovra, giocate compassate e orizzontalità sono diventate le caratteristiche principali della Juventus di Gennaio-Febbraio. Una cosa paradossale, perché le squadre del tecnico toscano fanno dell’intensità e della verticalità il proprio cavallo di battaglia. Ma non è l’unico ruolo ad essere indagato: la difesa è risultata molle e perforabile da tutte le parti. Sarri adora vedere il suo reparto difensivo molto alto, a 30-40 metri dalla porta, per tenere sempre la pressione e tentare l’anticipo sugli attaccanti avversari ma, a quanto pare, qualcosa non funziona nell’ingranaggio Bonucci-De Ligt.

L’olandesino, nonostante tutto,  sta lentamente prendendo fiducia. Da quando è stato spostato sul centro destra sembra si trovi più a suo agio nell’effettuare i suoi tipici interventi. Bonucci, invece, sembra essere quello in maggior difficoltà, da una parte perché probabilmente necessita di riprendere fiato, perché è il giocatore bianconero con più minutaggio; dall’altra, contrariamente a De Ligt, sta soffrendo probabilmente lo switch tattico che lo ha fatto passare dallo stanziare sul centro-destra, al centro-sinistra. Lapalissiano il suo intervento goffo e scomposto contro il Verona: il braccio totalmente proteso verso l’alto per contrastare il colpo di testa di Kumbulla che ha fatto scaturire il rigore a favore degli scaligeri.

Si spera che il rientro di Chiellini possa portare ordine in un reparto che si trova a dover navigare in acque impervie, senza il proprio capitano al timone.

Per quanto riguarda la questione attacco le cose da segnalare sono ben poche, premettendo che siamo ancora lì, in vetta alla classifica, grazie a un mostro chiamato Cristiano Ronaldo che ha segnato 15 gol in 10 partite consecutive, prendendo sulle sue possenti spalle il peso delle difficoltà che sta attraversando la Juventus. Nota assai negativa, l’ennesimo infortunio muscolare di Douglas Costa, un calciatore tanto forte quanto fragile e sfortunato.

A parte poche, anzi pochissime prestazioni notevoli, sembra si ritorni punto e a capo, dall’entusiasmo si passa nuovamente alla consapevolezza che per vedere i frutti del lavoro si debba aspettare ancora.
Il nostro ex tecnico, Max Allegri, diceva sempre che le squadre vengono messe a nudo a Marzo, perché momento precipuo in cui si possono vedere realizzati i dettami tecnico/tattici che vengono provati nelle dure e intense sedute di allenamento e, a maggior ragione, le squadre che devono affrontare più competizioni, sono tenute a svolgerle in maniera tale che si trovino nella miglior forma quando faranno capolino le partite chiave, quelle dalle quale si determina un’intera stagione.

Speriamo di farci trovare pronti.

Di Michele Cofano

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: