Emilio Racconta la JUVE: ALESSANDRO DEL PIERO

Questa è la prima puntata di una serie di episodi che ci permetterà di ripercorrere la storia dei più importanti ed iconici calciatori della Juventus .
Cominciamo questo percorso raccontando il cammino in maglia bianconera di

Alessandro Del Piero.

Alessandro nasce a Conegliano, il 9 novembre 1974 e come tanti ragazzini cresce con un sogno, quello di diventare calciatore professionista, magari in serie A con la Juve, magari in nazionale, magari di vincere tutto! 

Aveva un poster in camera, quello di Michel Platini, dentro quel poster erano racchiusi tutti i suoi sogni, non poteva immaginare allora, che sarebbe stato proprio lui più avanti, a riempire le pareti dei tifosi di tutto il mondo!

La sua famiglia è sempre vicino a lui, papà Gino aveva notato la grande voglia del figlio di imporsi per diventare qualcuno e da bravo elettricista lavorando all’Enel, piazza le lampadine per farlo giocare fino a tarda sera in cortile e quando non bastano accende perfino i fari della macchina, mamma Bruna lo vorrebbe portiere sia perché era meno facile farsi male sia perché come raccontato più volte, rompeva qualche vetro di troppo con la palla dentro casa, invece il fratello di 9 anni più grande Stefano aveva capito che no, Ale deve giocare lì, vicino alla porta…

Del Piero si fa notare prestissimo, prima all’oratorio di una frazione di San Vendemmiano poi nelle giovanili del Padova dove arriva velocemente in prima squadra, infatti l’esordio in B avviene all’età di 17 anni, gli occhi degli osservatori delle più grandi squadre sono su di lui, Milan e Juventus sono rimaste a contendersi il talento veneto, sarà, come si scoprirà poi  Piero Aggradi dirigente del Padova a chiamare il presidente Boniperti e spingerlo verso la squadra bianconera esaudendo  i desideri di Del Piero perché vedeva in lui il degno sostituito di Roberto Baggio, una previsione azzeccatissima…

Il 28 giugno 1993 Alex Del Piero firma il suo primo contratto con la Juventus.

In quella stagione c’è Trapattoni allenatore, un’annata non felice per la Juve ma con qualche bagliore di luce che in Del Piero si intravedeva sin dagli esordi, in gol alla sua seconda presenza, una tripletta al Parma e con la primavera scudetto e torneo di Viareggio ma un gol alla Lazio lascia tutti senza fiato, più avanti si capirà che quello era solo l’inizio…

Sarà con l’arrivo sulla panchina bianconera di Marcello Lippi nella stagione successiva che inizia un’epopea di trionfi e soprattutto a cambiare il destino di Del Piero che come si scoprirà più avanti, al termine del campionato precedente era stato venduto in prestito al Parma ma la triade da poco al comando e lo stesso allenatore toscano bloccarono tutto.

Del Piero è la riserva del tridente Vialli Ravanelli e soprattutto Roberto Baggio, con l’infortunio di quest’ultimo che lo terrà fuori dal campo per 3 mesi, Del Piero con la leggerezza dei vent’anni si prende la maglia numero 10 ed esattamente una settimana dopo lo stop del divin codino, segna quello che resta indiscutibilmente il gol della sua vita: il pallonetto al volo di esterno destro su un lunghissimo lancio di Alessandro Orlando ammalia per l’eleganza e la genialità. In quella giocata non c’è pensiero, solo istinto: è calcio allo stato puro, un gesto che entra direttamente nella storia come la rovesciata di Parola. 

Quel gol, serve alla Juve per completare la rimonta sulla Fiorentina e per volare verso lo scudetto, nell’agosto del 95 durante la classica giornata Juve a Villar Perosa l’avvocato Agnelli inventa un soprannome per lui, se Baggio era Raffaello, Del Piero sarà Pinturicchio, in quello stesso mese in una amichevole contro il Borussia Dortmund, Alessandro segna un gol molto simile a quello segnato contro la Lazio.

13 settembre 1995 si gioca la prima partita per la Juventus in Champions con il nuovo format e denominazione, l’avversario è il Borussia Dortmund e Del Piero al min 30 del primo tempo con un azione sulla sinistra, converge verso il centro, tira a giro sul secondo palo con parabola a scendere sotto l’incrocio, realizza un gol che nel giro di un mese replica anche contro Steaua Bucarest e Glasgow Ranger, stessa modalità stessa bellezza, i portieri sapevano che Alex avrebbe tirato li ma nonostante questo per loro non c’era nulla da fare, quello ormai era diventato il suo marchio, che come pochi altri calciatori al mondo possono vantare (la ruleta di Zidane, i doppi passi di Ronaldo) quello era e sempre sarà IL GOL ALLA DEL PIERO!

La Juventus vincerà quella Champions in finale ai rigori contro l’Ajax, ad Alessandro sarebbe spettato il quinto rigore ma non servì, la Juve festeggiò prima.

Il 26 novembre 1996 si gioca la finale di coppa intercontinentale a Tokio contro il River Plate, Del Piero è già una star, amatissimo in Giappone, i suoi compagni di squadra racconteranno poi, che Alessandro era sempre circondato dai tifosi giapponesi per avere un suo autografo, se ci pensate per essere un epoca senza social o Internet era tanta roba avere già una così grande considerazione planetaria, poche ore più tardi lo sarà ancora di più, è una partita tosta e difficile quella contro il River, molto equilibrata, nel secondo tempo Ortega colpisce la traversa ma qualche minuto dopo su calcio d’angolo battuto da Di Livio e successiva spiazzata di testa del neoacquisto bianconero Zidane, Del Piero arpiona la palla si gira e tira sotto l’incrocio, è gol, la Juve vince la Coppa intercontinentale, Del Piero sarà premiato come migliore calciatore della partita, a soli 22 anni era sul tetto del mondo, il bambino che era partito con un sogno ora in poco tempo lo aveva trasformato in realtà, ora era lui il poster di altri ragazzini sognanti!

Nonostante una Champions e la Coppa Intercontinentale da assoluto protagonista, concluderà al quarto posto la classifica del pallone d’oro esattamente come l’anno precedente, non riuscirà mai a vincerlo ma lui come dirà poi non ne ha mai fatto un dramma, ha sempre messo i successi della squadra davanti a quelli personali 

Nelle stagioni successive 97 e 98 la Juve sembrava invincibile, probabilmente la squadra più forte al mondo che sbaglierà (per tanti motivi) solo due partite, le più importanti però. 

Nel 97 nella finale di Monaco contro il Borussia Dortmund, Del Piero è spettatore per larga parte della partita perché reduce da un infortunio, poi dopo il suo ingresso segnò un gol con un bellissimo colpo di tacco che rimise in carreggiata la Juve, ma non bastò.

L’anno successivo, Del Piero disputa una stagione strepitosa tanto da essere considerato insieme a Ronaldo il calciatore più forte al mondo, la Juve arriva ancora in finale questa volta contro il Real, ma ad Amsterdam la partita finisce 1 a 0 per gli spagnoli , Del Piero gioca male e si procura un infortunio muscolare tanto da rendere a rischio la sua convocazione per i mondiali di Francia, Del Piero è stanco e fuori forma, l’Italia esce ai quarti dopo i calci di rigore contro i francesi, Alessandro guarda malinconicamente dalla panchina, ma non sarà quello il dispiacere più grande di quella stagione.

L’8 novembre del 1998 infatti, Del Piero nei minuti di recupero della partita Udinese Juventus si rompe il legamento crociato anteriore e posteriore del ginocchio sinistro, sarà operato negli Stati Uniti e starà fuori dai campi di gioco per nove mesi, in questo periodo la Juventus dà una dimostrazione di forza rinnovando il suo contratto per altri 5 anni segno di stima e rispetto per il calciatore e per l’uomo.

Sarà un rientro complicato quello di Del Piero nella stagione 99/00, non è più il calciatore esplosivo e straripante ora è più appesantito e conscio del suo ruolo di uomo squadra, segnerà praticamente solo su rigore in una stagione che termina con la perdita dello scudetto all’ultima giornata in favore della Lazio, poi ci sono gli Europei, in finale Del Piero non riesce nonostante due grosse occasioni a raddoppiare il vantaggio di Del Vecchio, nel finale la Francia con Wiltord prima e Trezeguet poi ribalta il risultato e si laurea campione d’Europa, per il presidente Berlusconi la colpa della sconfitta era di mister Zoff, ma per la gente la colpa era di Del Piero.

È il punto più basso, la caduta più fragorosa: in pochi scommetterebbero sulla sua riscossa. Ed ecco puntuale il nuovo ironico soprannome dell’Avvocato: Godot. Quello che tutti aspettano e chissà se arriva. Ad arrivare, purtroppo, è il dolore più intenso: nel febbraio del 2001 muore papà Gino. Pochi giorni dopo Ale segna un bellissimo gol al Bari, esplode in un pianto liberatorio e come d’incanto riannoda il filo col passato glorioso. La Juve perde nuovamente uno scudetto allo sprint, questa volta con la Roma, ma ritrova il suo campione.

Nella stagione successiva torna sulla panchina della Juve, Marcello Lippi, Del Piero è promosso capitano e con Trezeguet forma la miglior coppia della storia bianconera, il 5 maggio 2002 la Juve vince a Udinese grazie a 2 gol della coppia d’oro e grazie alla contemporanea sconfitta dell’Inter contro la Lazio, la Juve è campione d’Italia

La stagione 2002-03 è densa di momenti importanti: i bianconeri vincono il campionato con serenità ed è il quinto scudetto per Pinturicchio, ma perdono la Champions League e l’Avvocato. Gianni Agnelli muore il 24 gennaio 2003 e due giorni dopo Del Piero lo ricorda con uno splendido gol di tacco al Piacenza. Il desiderio di dedicargli la Coppa dei Campioni svanisce a Manchester nella finale tutta italiana contro il Milan: Ale trasforma il quinto rigore, ma Shevchenko non fallisce quello decisivo. Negli occhi resta la memorabile prestazione, sua e della squadra, nella semifinale contro il Real Madrid: un dominio tecnico e atletico ben certificato dal 3-1 che elimina i blancos dopo l’1-2 del Bernabeu. Contro la squadra di Zidane, Del Piero manda in gol Trezeguet e poi raddoppia con un’azione personale. Anche l’Europa adesso sa che il vero Del Piero è tornato.

Nelle stagioni 2005 2006 con l’arrivo in panchina di Fabio Capello i titolari nell’attacco bianconero sono Trezeguet e il neoacquisto Ibrahimovic, Del Piero non si scompone la faccia è spesso scura, ma non c’è mai una parola fuori posto, mai un gesto antipatico, mai una lamentela e questo piace anche fuori dal campo con la sua spontaneità, l’immagine semplice e un’educazione antica conquista tutti: le aziende che lo scelgono come testimonial, le televisioni che lo invitano alle trasmissioni. Davanti alle telecamere si muove sciolto e sicuro e in campo sui due scudetti consecutivi vinti dalla Juve, c’è la sua firma. Nel 2005 risolve lo scontro diretto con il Milan a San Siro inventandosi una rovesciata-assist che Trezeguet trasforma di testa. Nel 2006, sempre a San Siro, spegne le velleità di rimonta dell’Inter con una punizione vincente a pochi minuti dalla fine. Il conto degli scudetti arriva a quota sette, ma all’improvviso arriva Calciopoli.

In poche settimane il lavoro di due anni è spazzato via, lo scudetto 2005 viene revocato, nel campionato 2006 la Juve viene penalizzata e retrocessa all’ultimo posto.

Nel frattempo l’Italia di Marcello Lippi dimostra al mondo cosa è in grado di fare un gruppo unito: in Germania gli azzurri diventano Campioni del Mondo andando oltre i propri limiti tecnici. Nella semifinale contro i tedeschi Ale rispolvera un gol molto simile ai suoi “gol alla Del Piero”, proprio nella stessa città (Dortmund) e nella stessa porta in cui era nato nel 1995. La gioia è infinita, ma al ritorno in Italia c’è una triste realtà ad attendere Ale: la Juve in B.

“Un cavaliere non lascia mai una Signora” cosi in una delle sue frasi più celebri e così sarà, guida la Juve vincere il campionato di serie B da capocannoniere che ripeterà anche l’anno successivo in serie A.

E il 5 novembre 2008 il Santiago Bernabeu gli regala una standing ovation dopo i due gol con cui schianta il Real Madrid in Champions. Per Ale si era già alzato l’Old Trafford di Manchester.

Nel 2010 e nel 2011 la Juve zoppica, ma il capitano resta sempre il leader e il punto di riferimento, Andrea Agnelli lo porta a firmare l’ultimo contratto nel nuovo stadio dove nella splendida serata di inaugurazione dell’8 settembre 2011 i due simboli della Juventus, Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti, hanno tenuto il loro discorso vicino alla PANCHINA che voleva portare alla mente quella dove il primo novembre 1897 un gruppo di studenti torinesi aveva fondato la Juventus, un momento simbolico per collegare il passato e il futuro.

Con l’arrivo in panchina dell’ex compagno di squadra Conte Ale disputa una stagione da riserva ma si farà sempre trovare pronto siglando alcuni gol decisivi e alla fine della stagione sarà scudetto.

Il 13 maggio 2012 la sua ultima partita in maglia bianconera contro l’Atalanta, segna il suo 290°gol con la Juve ed al 57’ viene sostituito, acclamato da tutti, uno stadio intero in lacrime, una tifoseria intera in lacrime, durante lo svolgimento della partita farà un giro del campo per salutare tutti i tifosi presenti allo Juventus Stadium ma quel saluto è per tutto il popolo bianconero e sono sicuro che anche i non juventini hanno apprezzato ed applaudito Del Piero in quel momento, per il suo essere campione a 360 gradi e perché il suo percorso professionale è stato tortuoso e la gente apprezza chi sa rialzarsi dopo essere caduto. Soprattutto se le cadute sono improvvise, impreviste e dolorose. 

Pochi minuti più tardi alzerà da Capitano la Coppa di Campione d’Italia, l’ultimo trofeo di una carriera straordinaria!

Di Emilio D’Eugenio

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