Emilio Racconta la JUVE: GAETANO SCIREA

In questo secondo episodio dell’ EMILIO RACCONTA LA JUVE parliamo del percorso in maglia bianconera di Gaetano Scirea

Gaetano nasce il 25 maggio 1953 a Cernusco sul Naviglio e cresce a Cinisello Balsamo insieme al fratello Paolo, alle sorelle Anna e Marinella, mamma Giuditta e papà Stefano operaio della Pirelli 

Proprio suo papà lo porta più volte a vedere l’Inter, la squadra tifata in famiglia, e lì Gaetano capisce quello che vuole fare da grande, il calciatore, tanto da trascurare anche la scuola. Ma quella è un’epoca diversa da quella odierna, anche solo per ottenere un provino ci vogliono conoscenze, papà Stefano, nonostante tutto, riesce a farglielo ottenere tramite Gianni Crimella, primo allenatore di Gaetano all’oratorio la Serenissima, dapprima proprio all’Inter, ma non fu preso e poi all’Atalanta dove nonostante qualche titubanza iniziale alla fine decidono che su quel ragazzo ci si può puntare.

Comincia quindi, tra le fila delle giovanili delle squadra orobica, la carriera di Scirea, non ha un ruolo ben definito all’inizio, qualche volta fa l’attaccante altre l’ala destra qualche volta ancora il centrocampista centrale ma da subito si fa notare per la sua eleganza, classe e quel modo unico di giocare sempre a testa alta, il ruolo da libero arriva quasi per caso in una partita infrasettimanale dell’Atalanta primavera, il libero titolare si infortuna ed entra Gaetano visto che era l’unico calciatore di movimento in panchina, farà bene e ben presto arriva in prima squadra con l’esordio in serie A che avviene il 24 settembre 1972, la partita è Cagliari-Atalanta, il libero titolare Savoia si era infortunato qualche giorno prima e si decide che quella domenica avrebbe giocato Scirea, la partita si chiude 0 a 0 anche grazie alla sua prestazione tanto che il grande Gigi Riva, attaccante della squadra sarda a fine partita dirà : “occhio a quel ragazzo lì, silenzioso come me, ne farà di strada” ed aveva ragione….

Giocherà abbastanza in quella stagione ma sarà titolare in quella successiva in B, dove l’Atalanta era retrocessa per differenza reti, ma gli occhi della Juventus erano già su di lui da tempo e lo acquistò per 700 milioni di lire nell’estate del ’74, ma che Scirea fosse qualcosa di unico ed eccezionale lo si capiva anche dalle parole che il presidente bergamasco Bortolotti rilasciò al presidente della Juve Boniperti in quella occasione: “Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri”

Entra in punta di piedi nell’ambiente Juve, sia perché persona molto riservata sia perché, come dirà poi, un po’ in soggezione vedendo quelli che erano i suoi futuri compagni di squadra, Zoff, Gentile, Furino, Capello, Altafini, Morini, Anastasi, Bettega, ma alla fine Gaetano Scirea sarà il numero 6 più forte della storia bianconera e tra i più forti liberi nella storia del calcio, reinventando il ruolo secondo le sue caratteristiche senza mai un espulsione o una squalifica in carriera, vincendo tutto quello che un calciatore può vincere con un club ed insieme a molti compagni di squadra anche la Coppa del Mondo.

Il suo primo allenatore nella Juve in quella stagione è Carlo Parola, quello della leggendaria rovesciata icona del calcio italiano, alla fine sarà il primo scudetto per Gaetano.

Le stagioni ’76 e ’77 vedono un duello in campionato con il Torino che la spunta il primo anno ma poi è la Juve a trionfare con la quota record di 51 punti in un campionato a 16 squadre ed ad alzare, nel maggio del ’77, anche la Coppa Uefa, il primo trofeo europeo per la squadra bianconera in finale contro l’Athletic Bilbao

Nella stagione ’78 la Juve rivince il campionato, per Gaetano già in pianta stabile in nazionale arriva la convocazione per il mondiale argentino dove l’Italia non sfigura, ma al termine degli anni settanta lo scandalo del calcio-scommesse scuote il calcio italiano, per risollevarsi la federazione riapre le frontiere, la Juve si affida all’ex Arsenal  Lyam Brady che sarà decisivo nella conquista degli scudetti ’81 e ’82, quello dell’82 sarà un titolo a cui Scirea è sempre stato molto legato perché giocò una stagione superlativa condita da una doppietta al Torino che permise alla Juve di ribaltare il risultato da 2 a 0, a 2 a 4, perché lui era un libero totalmente diverso da tutti gli altri e lo dimostrò ancora qualche mese dopo, perché quella stagione non era ancora finita, c’è il Mondiale di Spagna da giocare.

A quella nazionale non crede nessuno, la stampa è contro e non c’è fiducia da nessuna parte, ma il ct Bearzot andò dritto per la sua strada, facendo del gruppo la sua vera forza.

Gaetano è un difensore in difesa, un centrocampista a centrocampo ma a differenza dei soliti liberi, che qualche volta vanno in avanti, lui era un vero e proprio attaccante aggiunto e lo dimostrò ancora una volta nella finale di Madrid contro la Germania Ovest, nella ripresa, in un’azione di contropiede, Scirea si porta nell’area avversaria ed offre l’assist a Tardelli per l’urlo più famoso del mondo!

Se 8 anni prima era entrato nello spogliatoio Juve in punta di piedi, ora ci entra da Campione del Mondo, i bianconeri dopo aver finalmente sbloccato il tabù Europa con la Coppa Uefa del ’77 ora vogliono la Coppa dei Campioni e dal mercato arrivano Boniek e soprattutto Michel Platini, quindi ai 6 nazionali vincenti in Spagna si aggiungono loro due, è una squadra fortissima quella allenata da Trapattoni, in coppa eliminano con facilità i detentori dell’Aston Villa ed arrivano in finale, l’avversaria è l’ Amburgo, la Juve è superfavorita nella finale di Atene, ma un gol di Magath al decimo minuto spegne i sogni bianconeri, che l’anno successivo non potranno partecipare alla Coppa Campioni ma per andare in Europa devono vincere la Coppa Italia, la finale è contro il Verona, all’andata i veronesi si impongono per 2 a 0 ma al ritorno la Juve ribalta tutto con doppietta di Platini, Scirea giocherà da capitano la partita di ritorno ed alzerà per la prima volta una coppa con la fascia al braccio.

Nell’84 la Juve vincerà lo scudetto e la Coppa delle Coppe in finale contro il Porto per 2 a 1 e quindi giocherà la Supercoppa Europea contro il Liverpool, la Juve domina e vince 2 a 0.

Poi c’è l’ Heysel, uno stadio fatiscente che ospiterà la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool nel maggio dell’85, si è detto e scritto tanto su quello che è successo lì, dopo quasi un’ora e mezzo di rinvio per i disordini, prima di iniziare la finale, Scirea parlò al pubblico juventino rimasto sugli spalti dicendo: “La partita verrà giocata per consentire alla polizia di organizzare la protezione durante l’uscita dallo stadio. Non rispondete a provocazioni, restate calmi, giochiamo per voi”. La Juve vinse poi quella partita ma tutto passò in secondo piano visto quello che era successo.

Gaetano come tutti gli altri giocatori non superarono mai quell’ avvenimento, ma il calcio andava avanti e 7 mesi dopo la Juve vinse ai rigori contro l’Argentinos Junior la sua prima Coppa Intercontinentale.

Nel 1986 la Juve vincerà ancora lo scudetto, il settimo per Scirea, nel marzo di quell’anno quella che definirà la più grande emozione della sua vita, a metà della ripresa esce per infortunio durante Roma-Juventus, il pubblico lì presente gli dedica una standing ovation e lui capisce che ormai tutti lo hanno identificato come patrimonio di tutti aldilà della maglia indossata!

Nel ’87 si iscrive da esterno al Regina Margherita e prende il diploma da maestro cosi da adempiere ad un debito morale che pensa di avere con suo padre quando da ragazzo scelse il calcio trascurando gli studi, questo era Gaetano Scirea!

L’anno successivo la sua ultima stagione agonistica, ora c’è da pensare a cosa fare fuori dal campo, tutti lo vedono dirigente o allenatore tanto che si iscrive al corso di Coverciano, arrivano le prime offerte tra cui quella della Reggina in serie A, ma poi quando alla Juventus arriva Dino Zoff come allenatore cambia tutto, Gaetano vuole fare il suo secondo, il legame tra i due è sempre stato fortissimo sin dal primo momento in cui Scirea mise piede alla Juventus, avevano caratteri molto simili e per questo si trovarono subito in sintonia, Zoff lo proteggeva quando Gaetano era ragazzo, da tutto e tutti, Gaetano dal canto suo onorava al meglio quello che era il suo capitano alla Juve ed in nazionale restarono letteralmente legati fino all’ultimo giorno.

I compiti di un secondo erano anche quelli di andare a visionare i futuri rivali della squadra, Scirea venne mandato in Polonia a osservare gli avversari in Coppa Uefa, il Gornik Zabrze, il 3 settembre 1989 Scirea compilò il rapporto sugli avversari, lasciò la città di Zabrze e si diresse in macchina verso Varsavia, dove avrebbe dovuto prendere il volo per tornare in Italia ma poi il destino s’impadronì della vita di quell’uomo buono.

A circa settanta chilometri dalla capitale, la Fiat 125 nella quale viaggiavano Scirea, l’autista polacco, un interprete e un dirigente della squadra polacca dopo un sorpasso azzardato si scontrò in maniera lieve con un furgone che giungeva nell’altro senso, ma il mezzo che li seguiva, li tamponò e l’impatto fu tale da far incendiare le taniche di benzina poste nel bagagliaio, solo il dirigente che fu sbalzato fuori dall’auto si salvò, per gli altri non c’era nulla da fare.

La Juve quel giorno giocò a Verona vincendo per 4 a 1, i giocatori e Zoff allenatore scoprirono solo dal casellante di Torino quanto era successo, l’Italia intera lo scoprì durante la domenica sportiva dalle parole di Sandro Ciotti, Gaetano Scirea era morto, 7 giorni più tardi anche papà Stefano morì.

Sono passati più di trent’anni da quel giorno infame eppure la figura di Scirea continua a stagliarsi, esempio di grandezza. Gaetano è stato il campione infinito che Trapattoni definì Leader con il saio e Bearzot Giocatore unico, grandissimo, un angelo. Se mai c’è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia quello era lui

Prima dell’avvento di Del Piero, uno dei tre capitani massimi con Scirea e Boniperti, era stato lo juventino più juventino di sempre, fedelissimo ai colori bianconeri a cui aveva regalato tutto in Italia, in Europa e nel mondo.

Il ricordo di Scirea resta sempre vivo anche grazie a sua moglie Mariella sempre presente per rappresentare Gaetano in ogni evento Juve e grazie al figlio Riccardo oggi tattico per la Juve, il fratello Paolo che è il presidente della Serenissa, prima squadra di Gaetano e dei memorial in suo onore, a Scirea è dedicata la curva prima del Delle Alpi e ora Allianz Stadium e una via che porta allo Stadium.

Concludo questo racconto con le parole del suo collega, amico e compagno di tante battaglie Marco Tardelli : “un uomo così dovrebbe essere l’ultimo ad andarsene ed invece è stato il primo”

Di Emilio D’Eugenio

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