Per la Juventus ha segnato il numero 11… Pavel… Nedved!!!

Pavel Nedved in maglia bianconera

Voglio 11 Furia Ceca

Quanti di voi, almeno una volta, non hanno desiderato di poter dire qualcosa ad un giocatore della Juventus? Tutti vero? Tutti immagino. Beh vi sembrerà strano ma io stamattina vorrei tanto dire una cosa al nostro Vicepresidente, Pavel Nedved.

Per i tifosi bianconeri che come me gravitano intorno agli Anta, quest’uomo ha segnato in modo indelebile la storia della Juventus e l’ha fatta sua come pochissimi altri. In Champions League, durante un’indimenticabile semifinale giocata da assoluto protagonista, un’ammonizione ricevuta per il suo dare sempre tutto, gli tolse la possibilità di disputare la finale contro il Milan in quel di Manchester.

Lui c’era tra gli invincibili di Fabio Capello, lui c’era in un pomeriggio di Rimini ad esultare al goal di Matteo Paro, lui c’era ad Arezzo ad urlare al mondo: “BASTA”.

Se dovessi descrivere quella che è la Juventinità di Pavel Nedved, non ho dubbi: Torino, 2 Marzo 2003, si gioca la 23° giornata di serie A, Juventus Inter finisce 3 – 0.
È il 34° minuto, la Juventus è in vantaggio per 1 – 0, Pavel prende palla in prossimità del vertice sinistro dell’area di rigore, si accentra e con un tracciante di rara potenza e precisione realizza il raddoppio. Niente di eccezionale direte voi? No! No amici bianconeri, quel goal non ha proprio nulla di normale. Pavel non stava bene, Mr. Lippi vuole sostituirlo a causa di una botta rifilatagli da Materazzi ma no… No… Non basta certamente una botta alla schiena per fermare un uomo, uno juventino come Pavel Nedved. Già, ma anche qui, non si trattava di una semplice botta alla schiena, a fine partita Pavel viene trasportato in ambulanza all’ospedale le Molinette di Torino, la diagnosi dei Medici? Contusione polmonare.

So che i miei coetanei bianconeri nel leggere queste righe, staranno annuendo con la testa, loro hanno bene inciso nella mente e nel cuore il ricordo, così come so che queste poche righe non bastano a spiegare la Juventinità di Pavel Nedved ai più giovani. Loro lo conoscono come il Vicepresidente sempre pronto a rispondere alle provocazioni che in questi anni non sono certamente mancate. Io immagino Pavel Nedved in campo Domenica sera, lo immagino durante il tragitto verso lo Stadium ad ascoltare nella mente la valanga di fango che gli avversari ci hanno buttato addosso negli ultimi giorni mentre il fuoco, il veleno gli cresce dentro. Lo immagino dentro lo spogliatoio mentre si prepara, guardando i compagni dritto negli occhi uno per uno ma senza parlare, lui non ne ha bisogno, lo immagino nel tunnel poco prima di entrare, guardare gli avversari pronto ad esplodere ed a scatenare l’inferno. Mi sembra quasi di ascoltare il pensiero di Pavel… “finora avete parlato voi, adesso noi rispondiamo, sul campo, come sempre, ed alla fine, di voi non rimarrà che il ricordo”.

Forse sono un po’ troppo melodrammatico, lo ammetto, ma credetemi se vi dico che io lo immagino esattamente così.

Sono stanco amici bianconeri, stanco e stufo di leggere ed ascoltare certe cose e se dovessi incaricare qualcuno di rispondere sul campo così come siamo sempre stati abituati a fare, non riesco a pensare ad altri che a Pavel Nedved. Domenica sera voglio vincere, stravincere, distruggere. Domenica sera voglio la Juventus con gli occhi della tigre. Domenica sera voglio 11 Furia Ceca.
Vorrei che Pavel spiegasse ai nostri ragazzi, cosa significa Juventus-Inter per un reduce di farsopoli.
Vorrei che Pavel trasmettesse a coloro che scenderanno in campo, la sensazione provata mentre ascoltava o leggeva tutto quanto detto in questi ultimi giorni. Il ribrezzo provato nel sentire addosso il fango che i dirigenti di una squadra che ancora festeggia uno scudetto di cartone, vinto a seguito di un processo farsa, continuano a buttarci addosso.

Io non so come finirà Juventus – Inter, così come non so se Juventus – Inter potrà mai dirsi veramente finita, non so perché questi non imparano mai né di quante lezioni di stile saranno ancora necessarie affinché la smettano. Si dice che un maestro da il meglio di sé con gli allievi meno ricettivi e proprio per questo sono certo di una cosa soltanto, se domenica sera salisse in cattedra Pavel Nedved, molto semplicemente, non ce ne sarebbe per nessuno.

Di Stefano De Ponte

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