Dal diario di isolamento di un giovane italiano

Divano con molle e palloni da calcio - Esposizione personale Der goldene Schuss di Julia Bornefeld

Giorno 20

“Hanno preso il ponte e il secondo salone, abbiamo sbarrato i cancelli ma non possiamo resistere a lungo. La terra trema…tamburi…tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire, un’ombra si muove, non possiamo più uscire, arrivano…”

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello)

Sembrava arrivato come un clown sul monociclo questo Coronavirus: tutti ridevano, tutti prendevano in giro gli ipocondriaci, nessuno era minimamente allarmato.
I giorni passano, la gente vive la sua vita di tutti i giorni nella monotonia più totale, nella tranquillità della giornata tipo. Tra passeggiate, incontri, cene al ristorante, caffè al bar. Tutto scorre inesorabile, nella normalità.

Fino a quel fatidico venerdì 21/02/2020. Da lì un’escalation di eventi ci ha portati ad essere sepolti in casa.

Da allora vivo la mia vita un quarto di serie tv alla volta, semicitando il pompatissimo Dominic Toretto, passando dal divano al letto, dal letto al computer, dal computer al divano e ripetere.

Non mi preoccupo più del mio look, non mi preoccupa più cosa indosso, se indosso, quando indosso, calzino addosso, non addosso, in testa, calzino alla mano, pantalone si, pantalone no? Pantachè? Pantastico!

Non c’è neanche la Serie A, non c’è la Champions League. Cosa farò durante la settimana? Ed è lì che, nel pensarci, ti ritrovi ad armeggiare in garage con attrezzi che non usavi dal lontano 2003, in campagna del nonno, che ti rimproverava perché non eri capace neanche di zappare la terra in maniera decente. Inutili gli sforzi di fargli capire che avevi solo 9 anni: il nonno alla tua età (qualsiasi età essa sia sia) ha sempre fatto tutto quello che tu non faresti in quattordici vite.

Che giorno è oggi? Ma cosa importa? Come dici? Abbiamo lezione online? Corro! Ma no dai, resto a letto, posso collegarmi dal telefonino.
Come siamo tecnologici nel 2020! Chissà i nostri nonni come hanno fatto durante la guerra, come potevano chattare, messaggiare, twittare, insultare i politici, mentre passavano i carri armati di fianco a loro. Incredibile!

Tra una Casa de Papel e un panin con la mortadel passo le mie giornate così, senza fare burdel. Cerco di restare a casa il più possibile, ma cosa dico il più possibile, sono praticamente segregato da venti giorni ormai. Com’è fatta la luce del sole? Non so più neanche che sapore abbia uno Spritz.
Quando vengono a mancare determinate cose ti rendi conto dell’importanza che abbia un aperitivo nella tua vita, ed è allora che ti rendi conto della sua miserevolezza. O forse no?

Forse, invece, sono proprio le piccole cose che la rendono così bella e, proprio adesso, in questa fase, ce ne stiamo accorgendo. Quando tutto finirà ringraziate di esistere, perché è il dono più grande che la vita possa darci.

Seguiranno aggiornamenti….

Di Michele Cofano

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