Emilio Racconta la JUVE: CLAUDIO MARCHISIO

Emilio Racconta la Juve, Copertina

Nel terzo episodio dell’ “EMILIO RACCONTA LA JUVE”, raccontiamo la storia in maglia bianconera di Claudio Marchisio.

Il principino, come era chiamato da tutti negli anni in bianconero, ha realizzato il sogno di ogni ragazzino, giocare a pallone con la squadra del cuore e farlo da bambino fino all’età adulta, onorando sempre quelli che sono i valori dello sport dentro e fuori dal campo, Claudio Marchisio è il calciatore che impersona lo stile Juve più di ogni altro, cosa che avrebbe sicuramente acceso l’orgoglio dell’Avvocato Agnelli.

L’amore verso i colori bianconeri sono tutti racchiusi nelle parole che Marchisio rilasciò nel 2013

La Juventus è il massimo. È sempre stato il mio sogno. Si parla di bandiere che non ci sono più, di calcio globale che cambia, di valori che si sarebbero persi. Io ho solo in mente di fare il numero più alto di presenze con questa maglia. Sarebbe il massimo per me: diventare una bandiera della Juve. Vorrei poter non andare più via”

Claudio Marchisio nasce a Torino il 19 Gennaio 1986 dove vive con papà Stefano mamma Anna e le due sorelle Paola ed Elena, entra all’età di 7 anni nel vivaio della Juventus, all’inizio il suo ruolo è più da numero 10 per poi con gli anni essere arretrato dove comincia a dare il meglio di sé, si mette in mostra da subito nelle giovanili della Juve, nella Primavera insieme a compagni come Giovinco vince il Viareggio del 2005 e comincia ad essere aggregato alla prima squadra guidata allora da mister Capello ma non riuscirà ad esordire.

Nella stagione 2006/07 la svolta per Marchisio, la Juventus era appena stata retrocessa in serie B e Claudio è bravo a sfruttare la situazione facendosi trovare pronto tanto da disputare 27 partite con la squadra allenata da Deschamps, l’anno successivo la Juve decide di mandarlo in prestito all’ Empoli dove farà quindi il suo esordio in serie A ed anche in Coppa Uefa con la squadra toscana.

Nella stagione 2008/09 Marchisio torna alla Juventus e ne diventerà il pilastro, il 24 gennaio 2009 il primo gol in serie A contro la Fiorentina su assist del suo idolo Alessandro Del Piero, da quel giorno la vita di Claudio cambia, si conquista il posto da titolare fino a diventare l’idolo dei suoi tifosi, la Uefa lo inserisce tra i migliori giovani della Champions League ed il “Times” nella top 10 degli astri nascenti del calcio internazionale, la sua definitiva consacrazione però coincide con uno dei periodi più bui della storia bianconera, ovvero gli anni dei due settimi posti consecutivi nelle stagioni 2009/10 e 2010/11, alcune sono le date da ricordare in questa fase il 19 settembre 2010 giorno della sua centesima presenza in bianconero, il 30 gennaio 2011 quando Marchisio si rende protagonista di una splendida rete in rovesciata contro l’ Udinese da ricordare anche il 5 dicembre 2009 il suo gol capolavoro all’ Inter.

Ma nella stagione 2011/12 la Juventus decide di rifondare tutto, nuovo stadio, nuovi giocatori, nuovo allenatore, ma la costante è proprio lui: Claudio Marchisio, il suo numero 8, quella bravura innata nell’inserirsi per far gol e l’eleganza nei movimenti, la grande forza fisica abbinata a dribbling e ottimo tiro da fuori, lo portano ad essere paragonato ai grandi bianconeri del passato, Tardelli e Conte su tutti, all’ esordio allo Juventus Stadium contro il Parma va in gol, poche settimane dopo doppietta al Milan, gol all’ Inter a San Siro ed al termine della stagione sarà il primo scudetto per Marchisio che concluderà l’anno con 9 gol realizzati.

Le stagioni passano, Marchisio è protagonista di una Juve vincente, va in gol in Champions League ed arriva con la squadra bianconera in finale poi persa contro il Barcellona nel 2015, Marchisio si rivela fondamentale per i colori bianconeri: sempre leale, nessun errore, nessuna macchia, nessun tradimento. 

Ma il 17 aprile 2016 qualcosa stravolgerà la sua carriera: nella gara interna contro il Palermo, arriva la rottura del crociato, che non solo gli farà concludere in anticipo la stagione bianconera, ma gli farà saltare anche gli europei con la nazionale italiana. Rapporto particolare quello con la maglia azzurra, lui si è sempre fatto trovare pronto dando il massimo in tutte le competizioni dove partecipa ma purtroppo per lui tutto questo coincide in uno dei peggiori momenti per il calcio nazionale risultando poco competitiva.

Dopo 6 mesi dal terribile infortunio, Claudio torna a disputare una gara ufficiale. Tutto sembra procedere al meglio, tanto che Marchisio ritrova anche la via della rete, con il gol nella trasferta di Siviglia in Champions League.
La stagione 2016/2017 però si rivela molto difficoltosa: ritornano i problemi fisici e il minutaggio si rivela inferiore al previsto. La Juventus arriva in finale di Champions League contro il Real Madrid, ma Marchisio, ormai ha perso il posto da titolare e si ritrova in panchina. L’esito della finale di Cardiff si rivela nuovamente deludente, così come si rivela per lui sotto le attese la successiva, nonché ultima, stagione del ‘Principino’ con i colori bianconeri, stagione flagellata da problemi fisici che lo costringeranno a un ruolo da non protagonista.

Il Principino, dopo 25 anni di militanza in maglia bianconera, il 17 agosto 2018 rescinde consensualmente il contratto che lo legava al club, accettando l’offerta dello Zenit di San Pietroburgo.

UNA VITA IN BIANCONERO

Con un torneo di Viareggio, un campionato primavera, un campionato di Serie B, 7 campionati (consecutivi) di Serie A, 4 Coppe Italia, 3 Supercoppe italiane, Claudio Marchisio saluta i bianconeri scrivendo circa un quinto della storia della Juventus.

Il 3 ottobre 2019 Claudio Marchisio, dopo una stagione in Russia ed un titolo vinto anche li, ha deciso di annunciare, a soli 33 anni, il suo ritiro proprio in quella che è stata da sempre la sua seconda casa: l’Allianz Stadium. Una decisione “importante e ponderata, ma molto difficile” come ha dichiarato nella sala “Gianni e Umberto Agnelli” dello stadio di Torino.

Poi su Instagram ha scritto:

Avevo fatto una promessa al bambino che sognava di diventare un calciatore.
Avrei continuato a giocare fino a quando, mettendo piede in campo, avessi sentito la meraviglia del sogno che si stava avverando. Negli ultimi mesi ho vissuto un contrasto tra mente e cuore e ho capito che stavo venendo meno alla mia promessa. Ci sono momenti in cui è giusto che il cuore prevalga sulla mente, per questo preferisco fermarmi.”

Ma se il calciatore Marchisio si è fermato questo non lo si può dire per il Marchisio uomo.

La sua uscita di scena dal calcio l’aveva già preparata, non è abituato a lasciare che gli eventi lo sorprendano. Ha aperto un ristorante a Vinovo e poi ha esteso il brand anche a San Pietroburgo e Roma. Ha avviato una start-up, per finanziare progetti innovativi in diversi campi, si impegna anche via social, prende posizioni, altro che “politically correct”, si espone su immigrazione, lavoro, crisi climatica. Le conseguenze, dice, di una globalizzazione troppo veloce.

E’ una nuova forma, più “soft” magari, di calciatore impegnato: espone tutto quel che è, e tutto quel che vuole, non solo con un pallone tra i piedi. “Quando discuto o prendo posizione su temi connessi all’attualità non mi pongo mai il problema di quale possa essere la reazione dell’opinione pubblica. Nella mia quotidianità sono semplicemente Claudio, un ragazzo con una bellissima famiglia e che come tutti ha opinioni sui problemi e sulle sfide del mondo” diceva in un’intervista a Lifegate, che si occupa proprio dei temi che gli stanno a cuore. “Cerco sempre di esprimere il mio punto di vista in maniera decisa ma educata, anche se questo non mi rende esente da critiche. E se la mia esposizione mediatica può aiutare a sensibilizzare alcune persone su temi che ritengo essere importanti, allora non posso che esserne felice (anche a costo di ricevere critiche)”.

Claudio Marchisio non è solo un calciatore che ha fatto la storia della Juve ma che con la Vecchia Signora sarà sempre e perennemente legato perché come ha sempre detto: “La Juventus è tutto ciò che sono, è tutto quel che voglio”.

Di Emilio D’Eugenio


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