Juventus – Lecce, l’analisi tattica di GaeThanos

Analisi Tattica Copertina Lecce

La disamina tattica di Juventus - Lecce, direttamente dal podcast "L'analisi Tattica di GaeThanos"

Ci ritroviamo ad analizzare una partita che ha visto la Juve vincere ed essere vittoriosa per ben 4 – 0 e una partita con questo risultato, di solito, può sembrare, sia per il nome dell’avversario, sia per il risultato in sé, una partita estremamente banale e semplice nella gestione.

Per chi ha visto la partita, naturalmente, sa che non è stato così.

Molti dei meriti, relativamente alle insidie che la partita ha portato, sono da riconoscere al Lecce, a Liverani e ai suoi giocatori.
D’altro canto, come di seguito andremo ad analizzare, sia anche da riconoscere un demerito dei giocatori della Juve e di Sarri.
C’è da dire che è possibile dividere la partita in tre frangenti principali, potremmo dire quasi a blocchi di 30 minuti ciascuno.
La prima mezzora ha visto una Juve essere quasi la fotocopia della Juve che ha giocato con il Napoli, a Roma e a Napoli, la seconda mezz’ora, anche a causa dell’espulsione, una Juve più padrona e più incisiva in attacco, anche se non è cambiato molto dal punto di vista del gioco effettivo, e infine nell’ultima mezz’ora, forse 35 minuti, quasi 40, in cui, grazie a un cambiamento che è avvenuto, una Juve completamente diversa, dove si è strutturato il vantaggio e dove si è strutturata la superiorità tecnica nei confronti dei giallorossi.

Il Lecce, c’è da dire, ha fatto quello che ci si aspettava.
Per chi ha ascoltato la puntata di Juv&Me Live di giovedì sera, avevo previsto che il Lecce si sarebbe difeso con una linea a cinque – di solito il Lecce gioca con un 4312 -, ma immaginavo che con la Juve sarebbe stata più guardinga e più chiusa, schierando appunto una linea a cinque, con un centrocampo a tre e una coppia d’attacco agile e dinamica.
Come dicevamo, nella prima mezzora, si è vista una Juve chiusa e ingolfata per diverse motivazioni che andremo successivamente ad analizzare, senza dimenticare, come detto anche da Sarri a fine partita, che potrebbe essere stata complice anche una condizione fisica dei ragazzi, ancora non ottimale, che li ha fatti carburare con leggero ritardo prima di entrare a pieno regime nei ritmi di gioco. Ricordiamo che ci stiamo troviamo di fronte ad una situazione completamente nuova, non ininfluente dal punto di vista fisico: il caldo, le partite ravvicinate, dopo mesi e mesi senza essersi allenati. Una situazione completamente nuova che può giustificare in parte i bianconeri per la prima mezzora di gara. Ulteriore fattore determinante, probabilmente, è stato la mancanza di pubblico che a volte non ti permette di carburare mentalmente e ti costringe a dover trovare quella scintilla, elemento questo che può derivare da diversi fattori prima che quella fiammella deflagri e faccia partire la squadra come si deve.
Infine, nelle considerazioni iniziali, c’è da farne una che non è banale, ovvero il fatto di essere alla quinta partita consecutiva senza subire gol.

LE STATISTICHE

GOL
0
JUVENTUS
0
Lecce
Possesso palla
JUVENTUS 64%
Lecce 36%
tiri totali
0
JUVENTUS
0
Lecce
tiri in porta
0
JUVENTUS
0
Lecce
tiri fuori
0
JUVENTUS
0
Lecce
tiri bloccati
0
JUVENTUS
0
Lecce
calci d'angolo
0
JUVENTUS
0
Lecce
gialli
0
JUVENTUS
0
Lecce
rossi
0
JUVENTUS
0
Lecce
grandi occasioni
0
JUVENTUS
0
Lecce
occasioni mancate
0
JUVENTUS
0
Lecce
Tiri in area
0
JUVENTUS
0
Lecce
Tiri da fuori area
0
JUVENTUS
0
Lecce
salvataggi
0
JUVENTUS
0
Lecce
I dati, soprattutto quelli relativi ai tiri in porta – da fuori e dentro l’area – sottendono una sorta di dinamicità del gioco, cosa non da sottovalutare perché, se si abitua l’avversario a vederci fare una sola cosa nell’arco della partita, si comincia a diventare prevedibili e di conseguenza meno efficaci. Passeremo adesso ad analizzare gli aspetti tattici della partita nelle sue due fasi principali, di difesa e di attacco, senza dimenticare la suddivisione per sezioni temporali cui accennavamo in precedenza.

LA FASE DIFENSIVA

Nella prima mezz’ora, il Lecce si è mostrato con una buona organizzazione in fase difensiva, meno sicuramente la Juve che poteva probabilmente fare meglio, soprattutto nella fase del pressing offensivo, eseguito spesso e volentieri in modo sbagliato, senza quasi mai andare a recuperare palla e con un Lecce che riusciva a spostare la sfera, da un lato all’altro del campo, riuscendo ad uscire tranquillamente dal pressing portato dai bianconeri e alzandosi per creare occasioni da gol.

Molto spesso si appoggiava ai due attaccanti che avevano a rimorchio sempre qualcuno, ecco, in questa fase, non avevamo le giuste distanze.

All’inizio, anche i due centrali difensivi sembravano due pesci fuor d’acqua e proprio nei primi minuti c’è stato un malinteso tra de Ligt e Cuadrado, con l’olandese che non interviene su un colpo di testa cui doveva andare e creando un’occasione da gol netta per il Lecce. Quest’errore è stato dovuto al fatto che, tra difesa e centrocampo, non c’erano le giuste distanze e di conseguenza, gli interventi singoli del reparto difensivo divenivano, di fatto, non del tutto focalizzati e incerti, ma soprattutto avevamo un problema che è stato quello di Matuidi terzino sinistro

Non è un caso se i pericoli creati dal Lecce nella prima mezz’ora, arrivassero proprio in quella fetta di campo occupata dal francese.
Nell’occasione descritta poc’anzi, prima che Cuadrado e de Ligt creassero quel malinteso, Matuidi era più alto della linea di difesa di almeno 3 metri.
In questa, come in altre occasioni, il francese non trovava la posizione adatta e veniva bucato costantemente da Rispoli. C’è da dire che anche Cuadrado non è entrato subito in posizione. Una delle poche occasioni importanti da parte del Lecce è figlia di un passaggio in orizzontale, da parte del colombiano, tra l’altro arretrato all’interno dell’area, dove cede palla direttamente al giocatore del Lecce, poi fortunatamente sia l’intervento di Bentancur e di de Ligt – due che hanno fatto un’ottima partita, nonostante i problemi iniziali – non ha causato grandi danni.
Nonostante Cuadrado, come gli altri compagni di reparto, non fossero ben focalizzati sulla partita, dal punto di vista posizionale non ha creato problemi, a differenza di Matuidi, quasi sempre fuori posizione, dando spunto all’attacco del Lecce di bucarci in più occasioni.
C’è da dire che, davanti, Rabiot gli ha dato la giusta copertura, lo ha protetto, ha fatto quello che poteva. Era proprio una questione singola, di Matuidi, a creare questo genere di disequilibrio.
I pericoli dunque arrivavano da lì e quando i pericoli sono laterali sono sempre meno pericolosi di quelli creati centralmente alla difesa.

Il Lecce non ha creato quasi mai grandi problemi, giusto qualche tiro dalla distanza, nonostante abbia giocato una prima mezz’ora sicuramente migliore di quella della Juve, facendo però poco dal punto di vista offensivo, grazie al fatto che la Juve, come ribadito anche da Sarri in conferenza stampa, si sta equilibrando nel suo reparto difensivo, grazie anche ad un ottimo lavoro della linea dei centrocampisti, che proteggono molto molto molto bene i difensori e in questo magari salta all’occhio il lavoro di Bentancur, che nel recupero palla è sempre ottimale.
Anche Pjanic in questo lavoro è sempre stato abbastanza buono è sufficiente, operato denotato anche in altre partite oltre questa dove magari ha peccato però spesso nella sua fase di costruzione.
Pure nella partita contro il Lecce, dunque, abbiamo assistito ad un’ottima fase di supporto della linea dei centrocampisti, con la creazione di due linee strette di difesa in fase di copertura, una costante ben visibile nelle ultime partite giocate.
Non dimentichiamo che abbiamo giocato una partita senza terzini, con da un lato Cuadrado e dall’altro Matuidi.
Quindi se riusciamo ottenere questi risultati, con queste prerogative, possiamo dirci comunque soddisfatti e di aver ottenuto questo risultato.

Naturalmente le cose sono cambiate, anche dal punto di vista difensivo, subito dopo l’espulsione di Lucioni al 32’.
Con il Lecce ormai rimasto in dieci, le occasioni per i giallorossi sono chiaramente venute meno rispetto alla prima mezz’ora, anche se c’è da dire che alcune ripartenze, nonostante l’inferiorità numerica, sono state ben orchestrate dai salentini.
Qui è inevitabile non citare l’ottima partita dei due centrali bianconeri, de Ligt e Bonucci.

LA FASE OFFENSIVA

Nella prima mezz’ora, possiamo dire che la fase offensiva non ha propriamente brillato.
Abbiamo giocato male, lentamente e quasi sempre esclusivamente dal lato destro.
Una fase offensiva molto simile a quella mostrata a Roma contro il Napoli, con i terzini bassi che non salivano e costringendo a virare il gioco nella parte destra del tridente, ovvero su Bernardeschi, quasi sempre all’altezza del primo quinto di di difesa del Lecce, che si ritrovava a doversi accentrare e ad ingolfare, di conseguenza, il mezzo.
Il fraseggio rimaneva lento, con oltre 5 o 6 tocchi prima di impostare.
Una lentezza che è andata scemando intorno al 20’, prima che il Lecce rimanesse in dieci, quando la Juve ha cominciato a fraseggiare con tocchi di prima e più veloci.
La difficoltà di impostazione e finalizzazione, ma più probabilmente di “carburazione” mentale e fisica, la si è notata per lo più nei controlli palla di Dybala.
Controlli lunghissimi che spesso, quando accade, portano a perdere la sfera e quando si è ingolfati anche al centro, la tecnica e il controllo di palla sono il primo ingrediente necessario per sviluppare una buona azione offensiva.
Una tattica che spesso si è tentato di applicare, è stata quella di cercare di imbucare sugli inserimenti ma su una linea di difesa altissima del Lecce, perché il Lecce ha difeso stretto e alto, creando varchi per gli inserimenti di Bernardeschi che però si è fatto trovare sempre in fuorigioco.
Decimi di secondo di ritardo negli inserimenti, probabilmente figli, sempre ed esclusivamente, della condizione fisica e mentale non ottimale, certamente ancora da recuperare dopo i lunghi mesi di stop.

Come nella partita contro il Napoli, ma a lato inverso, nella prima mezz’ora di gioco, la Juve non ha mai sfruttato il corridoio sinistro, non mettendo in difficoltà dunque il Lecce, che è rimasto immobile nella sua posizione e sfruttando la prevedibilità del gioco bianconero su Cuadrado, Bernardeschi e poi Dybala, che veniva dare una mano.
Sulla sinistra, invece, qualche timida comparsa di Cristiano Ronaldo, supportato da un non pericoloso Matuidi e da Rabiot statico nella sua posizione da mezzala.
In buona sostanza, nella prima mezz’ora, abbiamo visto una gara facsimile a quella della finale di Coppa Italia, dove al posto di Matuidi c’era Alex Sandro e al posto di Rabiot c’era Matuidi, nella stessa posizione, nella stessa poca intensità di gioco e di ricerca del cambio gioco, dove non si sa, ancora una volta, a chi dare i demeriti, se a Sarri o ai ragazzi e/o alla loro precaria condizione fisica.

La scossa l’ha data Bentancur, iniziando a pressare con più qualità da dietro.
Dopo il 20’/25’, non solo abbiamo migliorato nella velocità del fraseggio – senza però ottenere comunque grandissimi risultati -, ma abbiamo migliorato anche nel pressing.
L’espulsione di Lucioni è nata proprio da un pressing altissimo di Bentancur, sganciatosi dal centrocampo e salito in pressing fino ai difensori centrali giallorossi.
Questa azione, al di là del conseguente rosso, ha rappresentato il “risveglio” fisico e mentale della Juve e subito dopo l’espulsione si è cominciato a vedere una Juve completamente diversa, con un Cristiano Ronaldo, adesso completamente spostato a sinistra, che ha inevitabilmente iniziato ad allargare il Lecce e a creare grandi occasioni da goal.
Il tiro – finito alto – di Bernardeschi da dentro l’area piccola è l’emblema di questo cambiamento, perché è stato il sintomo di un avversario ben allargato dal gioco offensivo bianconero e che ha permesso, dunque, l’imbucata di Federico e non più il fraseggio lento e sconclusionato fuori dall’area di rigore.
Con Cristiano Ronaldo e Matuidi in sovrapposizione sul lato sinistro e Bernardeschi, non più centrale, ma esterno a destra, si è riusciti ad allargare il Lecce e a creare finalmente quelle occasioni da gol che fino ad allora non eravamo riusciti a creare, nonostante queste non siano state perfettamente incisive.

La scintilla è arrivata però dal punto di vista tattico, con grande merito del Mister.
Al 52’ Sarri effettua un cambiamento in corso, passando ad un 4-4-2 che ha portato i suoi frutti subito dopo l’ingresso di Douglas Costa, con Cuadrado in sovrapposizione sulla destra e Bernardeschi esterno sinistro, con Matuidi, anch’esso in sovrapposizione.
Assetto tattico, questo, che ha portato quasi subito al gol.
Shakhov che sbaglia il passaggio in orizzontale, la palla che arriva a Cristiano Ronaldo, che la passa a Dybala che, appena al limite dell’area, tira con una traiettoria imparabile all’incrocio dei pali.
Il passaggio sbagliato da Shakhov, in un’ottica disattenta, potrebbe apparire come un semplice errore, in realtà è un passaggio che fino a quel minuto il Lecce aveva effettuato con costanza eludendo puntualmente il pressing della Juve.
Altro spunto di riflessione sull’evoluzione tattica e sul “risveglio” bianconero, perché il riuscire ad intercettare quel passaggio, da parte di Cristiano Ronaldo, è frutto, anche questo, della modifica tattica apportata da Sarri.
Con il 4-4-2, infatti, non c’è più una sola punta centrale in quella posizione, bensì un duo d’attacco, ergo un doppio pressing.
Dybala, punta unica, non avrebbe mai potuto intercettare quel pallone.
Quindi, più che essere un errore del Lecce – come molti sostengono – è il frutto di un’operazione strutturale che ha portato i propri frutti.

C’è inoltre da dire che, da lì in poi, il 4-4-2 ci ha permesso di allargare e allungare il Lecce, facendogli esaurire completamente le energie oltre che ad una prestazione maiuscola anche della nostra linea di centrocampo, con un Pjanic sempre presente e con un’impostazione di gioco quasi esclusivamente ad un tocco o due soltanto.
Un grande equilibrio, un fraseggio veloce, un rispolvero degli esterni.
In buona sostanza, quello che abbiamo visto nella parte finale della partita, è stato questo 4-4-2 che io credo debba essere il nostro sistema di gioco, a maggior ragione se a disposizione non si hanno mezze ali dinamiche, perfette per gli inserimenti nel traffico e in grado di creare superiorità all’interno delle linee avversarie.
Che Sarri pensasse che la soluzione potesse essere il 4-4-2, già lo avevamo notato a Bologna, con un Rabiot esterno sinistro, a ricoprire esclusivamente la fascia sinistra, anche in fase di copertura.
Abbiamo visto come la Juve funzioni nettamente meglio con il 4-4-2, nonostante la pecca del numero ristretto degli esterni e dell’attuale carenza di terzini. Questione, questa, che crea non poche difficoltà nell’attuazione del modulo, in maniera sinergica, anche nelle partite a venire. Una situazione di rosa non ottimale, probabilmente non programmata, per concretare perfettamente questo modulo in campo.

Personalmente, sono convinto che la soluzione sia il 442, ma onestamente, credo anche che ad ogni partita dovremmo fare analisi particolari e soggettive, questo naturalmente in visione futura e tenendo in considerazione, appunto, la struttura dell’attuale rosa.

Questa è l’analisi tattica di Juventus – Lecce, una buona Juve che allunga a +7 sulla Lazio e aspetteremo di vedere cosa faranno le altre squadre in questo weekend.

Nel frattempo, un saluto dal vostro GaeThanos

Tutti i podcast de “L’Analisi Tattica di GaeThanos” sono disponibili sulla pagina ufficiale YouTube di Juv&Me.
Iscriviti al canale e attiva la campanella vuoi rimanere sempre aggiornato sui contenuti esclusivi di Juv&Me!

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: