Emilio Racconta la JUVE: OMAR SIVORI

Nel quarto episodio dell’ “EMILIO RACCONTA LA JUVE” raccontiamo la storia in maglia bianconera di Omar Sivori.

Nasce a San Nicolas, un paesino a circa 200 km da Buenos Aires il 2 ottobre 1935, da una famiglia di origini italiane, il nonno infatti era ligure e la mamma abruzzese.Cresce calcisticamente nel Teatro Municipaldella sua città, per poi passare nel 1952 al River Platedi Renato Cesarini, ex calciatore della Juventus, ben presto è soprannominato El Cabezòn per via della sua folta capigliatura sul suo corpo gracile, ma è il suo eccezionale sinistro a portarlo alla ribalta.

Con il River vince tre campionati d’argentina dal 1955 al 1957 e in quello stesso anno con la selección vince il campionato sudamericano disputato in Perù, dando vita con Maschio e Angelillo a un trio offensivoincontenibile.

Nell’estate del 1957 su segnalazione dello stesso Cesarini, il presidente della Juventus, un giovanissimo Umberto Agnelli lo ingaggia per 160 milioni di lire, cifra enorme per l’epoca tanto da permettere al River Plate di ristrutturare lo stadio.

Da subito Sivori mise in mostra quelle che erano le sue caratteristiche, un sinistro magico, quei calzettoni e perennemente abbassati. Nato per stupire, per divertire e per divertirsi, favoloso nei suoi dribbling e finte, non conosceva le giocate banali, se si poteva irridere l’avversario lo faceva, spesso dopo aver superato lo sventurato di turno nonostante potesse calciare in porta lo aspettava per saltarlo di nuovo, magari con un tunnel, tanto da esserne considerato l’inventore, per poi calciare a rete.Questo era El Cabezòn, nel primo anno a Torino fu subito scudetto, con una formazione composta da leggende del calibro di Charles e Boniperti, un trio magico. Il gallese era la perfetta antitesi di Sivori, lui gigante buono che riusciva a tenere a bada l’esuberante argentino. Era quasi impossibile riuscire nell’impresa di far perdere la pazienza a Charles; Quasi, perchè Sivori, invece, ci riuscì, esasperandolo al punto di portarlo a rifilargli uno schiaffo che El Cabezòn incassò in silenzio,Boniperti era il perfetto regista che con la pazienza e il sorriso gestiva il compagno, un trio in grado di trasformare la Juventus, dopo cinque anni di grigio digiuno, in una squadra cosi spettacolare e prepotente da essere ancora oggi presa come termine di paragone per i più brillanti cicli successivi.La coppia  Sivori-Charles nella stagione 59/60 realizzò 51 gol in campionato, record tutt’ora imbattutto con 28 reti l’argentino e 23 il gallese.

Anche le parole del giornalista Bortolotti sono eloquenti per capirne l’essenza di Sivori“Non gli è mai bastato il gol qualsiasi, lo voleva memorabile. Piombava davanti al portiere e fingeva di allungarsi troppo il pallone, sino a farlo arrivare a un palmo dalla sua mano protesa; poi fulmineo, lo richiamava a se con la suola e lo faceva rotolare lentamente in rete”

Torino, la Juventus e l’Italia intera si innamorarono follemente di Omar Sivori e lui li ricambiava mostrando il suo genio e la sua follia. In bianconero segnò 167 gol in 235 partite, vinse tre scudetti nelle stagioni 1957/58 1959/60 1960/61 e tre Coppe Italia, nel 1961 anche il Pallone D’Oro. Un anno prima vincerà anche il titolo di capocannoniere con 28 reti ( ci sono voluti quasi sessant’anni prima che un calciatore della Juve superasse quella cifra di gol in campionato, nella stagione 2019/20 Cristiano Ronaldo), in nazionale da oriundo giocò 9 partite segnando 8 gol e partecipò alla sfortunata spedizione azzurra in Cile nel 1962. Sarebbero tante le partite o i gol in maglia bianconera da poter descrivere come quello che servì per battere il Real Madrid di Di Stefano al Bernabeu in Coppa Campioni o come la tripletta al Napoli oppure i 6 gol in una singola partita (record tuttora imbattuto per il campionato italiano che detiene insieme a Piola) realizzati nella ripetizione dello scontro scudetto del 1961 contro l’ Inter quando la squadra milanese per protesta schierò la primavera.

Nel 1965 lascia la Juventus per le continue discussioni con l’allora allenatore Herrera, troppe idee tattiche che secondo Sivori non gli permettevano di esprimersi al meglio. Il presidente del NapoliAchille Lauro non si lascia sfuggire l’occasione portandolo alle pendici del Vesuvio e si guadagna la riconoscenza eterna dei suoi tifosi, che a Sivori riservano un amore pari solo a quello che vent’anni dopo mostreranno per un altro argentino, Diego Armando Maradona. A Napoli farà coppia con José Altafini, vincerà la Coppa delle Alpi resterà li per quasi 4 stagioni, aiutando la squadra partenopea ad arrivare a livelli mai raggiunti prima come il terzo posto nel campionato 65/66 ed il secondo in quello della stagione 67/68, poi il 1 Dicembre del 1968 durante proprio un Napoli-Juventus scoppia una mega rissa, Sivori verrà squalificato per 6 giornate, in totale nella sua esperienza italiana Sivori accumulerà ben 33 turni di squalifica e questo stop gli fa dire basta, lascia il calcio e torna in Argentina.

Nel 1994 torna al lavoro per la Juve come osservatore per il Sud America, sarà anche opinionista Rai. Morirà  il 17 Febbraio del 2005 per un tumore al pancreas nel suo paese natale San Nicolas dove si era trasferito negli ultimi anni.

In un articolo del Corriere dello Sport un breve estratto fa capire chi era Sivori per la gente: Quando arrivò in Italia, ad attenderlo c’erano migliaia di tifosi juventini e lui fece quattro giri di campo palleggiando senza mai far cadere la palla a terra. Quando andò via, i napoletani, per convincerlo a restare, portarono in processione una sua statua. Enrique Omar Sivori è stato un idolo delle folle, un personaggio in grado di accendere i cuori come nessun altro, forse, aveva fatto fino ad allora. 

Pochi fuoriclasse sono stati immensi, stratosferici, ineguagliabili come lui e di certo lo si può annoverare tra i più grandi calciatori di tutti i tempi, in un certo senso era il Messi dei nostri nonni!

Bellissima la citazione di Gianni Agnelli, che così lo definì: «Sivori è più di un fuoriclasse. Per chi ama il calcio è un vizio, sai che alla lunga non ti farà bene, ma non puoi farne a meno»

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