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A NAVE PERSA, TUTTI CAPITANI | DI DARIO PELLEGRINI

Ottobre 13

A NAVE PERSA, TUTTI CAPITANI | DI DARIO PELLEGRINI

E’ senza dubbio alcuno il periodo più buio della Juventus negli ultimi 10 anni, un momento talmente deprimente perché nessuno sembra in grado di ergersi a guida per uscire da questa situazione. In primis non lo sta facendo Massimiliano Allegri: dopo un anno e mezzo dal suo insediamento si fa fatica a vedere in piedi il progetto tecnico esposto alla dirigenza bianconera quando fu richiamato alla base. Al tecnico labronico è stato dato il tempo per cercare di costruire ma, ad oggi, si vedono solamente macerie. Le più evidenti sono quelle creatisi in seguito alla caduta delle flebili fondamenta costruite nell’arco della scorsa stagione quando, per tutta l’annata, la Juventus ha dato impressione di essere un perenne cantiero aperto. Qualche malumore c’era stato pure in passato ma la forte posizione di Allegri in società ha sempre fatto desistere i più critici ad assumere un atteggiamento negativo nei suoi confronti. Questione di responsabilità, tra queste c’è quella di essere stato il deus ex machina dell’attuale rosa bianconera: la sua parola, in sede di calciomercato, ha contato tantissimo. Vedi Di Maria, ad esempio. D’altronde questo era il ruolo che richiedeva in caso di un possibile ritorno ma, ciò che delude di più, risiede nella distanza creatasi tra lui e la squadra, una compagine totalmente scollegata tra i reparti e priva di personalità nei momenti clou delle partite. E’ paradossale come le maggiori carenze dimostrate dovrebbero invece rappresentare i cardini della cultura allegriana. A essere sinceri, talvolta le abbiamo viste pure durante la scorsa stagione ma, in questa, assistiamo soltanto ad un amalgama di undici personaggi schierati in campo senza parvenza di convinzione. Non a caso, i musi lunghi di alcuni componenti della rosa si sono trasformati da prima in gesti di insofferenza ma, in seguito, in veri e propri contrasti ideologici di difficile sanamento. La preparazione atletica e la gestione degli infortunati è stata la vera goccia che ha fatto traboccare il vaso: chi sosteneva non si allenassero abbastanza, chi lamentava di un mancato rispetto nella tutela del proprio benessere fisico, chi ha semplicemente abbassato il proprio impegno nelle sedute soltanto perché il livello di intensità non era così alto. No, Allegri non solo non ha lavorato bene ma è uno degli artefici principali della situazione odierna.

E’ inoltre notizia fresca come molti dei calciatori non fossero d’accordo con la decisione del ritiro, un classico quando non esiste una meta comune: ognuno sta pensando ai propri interessi personali e, le concessioni dovute agli infortunati, non hanno trovato d’accordo coloro che si lotteranno un posto da titolare nelle prossime sfide. Da questi aspetti si è in grado di percepire tutta la pesantezza interna all’ambiente bianconero dove, molti dei ragazzi in rosa, non sono in grado di reggere la pressione a causa della mancanza di leader a cui far riferimento: un grave minus dei veterani, alcuni dei quali, non sono esenti da inutili guerriglie a sfondo personale.

Infine, rimane la mancanza di leadership dimostrata dalla società Juventus, passata alle maniere forti soltanto quando una larga parte degli obbiettivi stagionali è sembrata compromessa. Il passaggio di turno agli ottavi di UCL è(ra) uno di questi e sarà motivo di valutazione, non solo dell’operato di Allegri, ma della dirigenza stessa. Agnelli, nel discorso tenuto a tutti i dipendenti presenti in Continassa, è stato molto chiaro: “Siamo tutti in discussione”. Una presa di posizione chiara e decisa dimostrata non tanto dal “ritiro” quanto rimandando a data da destinarsi ogni appuntamento preso con gli entourage dei calciatori.

Come una situazione del genere possa essere risolta non ne sono a conoscenza ma, la scesa in campo di Andrea Agnelli, oltre a rappresentare una palese assunzione di responsabilità, appare come l’ultimo tentativo per cercare di portare la barca verso porti più sicuri: è lui ad aver ripreso in mano il timone, sarà lui a valutare senza guardare in faccia nessuno.

La Juventus è nel pieno della tempesta e le nubi all’orizzonte appaiono sempre più scure ma persiste la volontà di aumentare il passo perciò, qualora alcuni carichi dovessero risultare troppo pesanti, non si esiterà a procedere.

Il titolo non è propriamente giusto: è vero che a nave persa si è tutti capitani, ma non si pensava ad uno spessore morale così basso.

Adesso i nomi non hanno importanza perché hanno tutti lo stesso valore: zero.

Di Dario Pellegrini

Luogo

Allianz Stadium
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Torino, IT 10151 Italia
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