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CAMBIAMENTO | DI FRANCESCO DI CASTRI

Agosto 24

CAMBIAMENTO | DI FRANCESCO DI CASTRI

Il mondo è cambiato. La moltiplicazione dei canali con vari contenuti tematici durante la pandemia ha creato un modo di fruire del web che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile.
Ovviamente ci sono canali di qualunque genere, dagli influencer che promuovono prodotti a canali di divulgazione scientifica, da canali sui videogiochi a canali che si occupano di sport.
Anche i canali sul calcio si sono moltiplicati, cercando di catturare l’attenzione dei tifosi nei modi più disparati, chi urlando, chi proponendo ospiti di riguardo, chi offrendo una chiacchierata tra amici.
La Juventus, con i suoi svariati milioni di tifosi, non si è sottratta a questa tendenza, e, visto che dall’inizio della pandemia si è avuto anche un calo nei risultati, che prima erano cannibaleschi, molti canali sono diventati una raccolta di critiche ancor prima che di analisi.
Secondo me, però, non fanno bene quelli che passano le ore di diretta streaming a cercare difetti, a trovare colpevoli, a prendersela con calciatori, allenatore o dirigenza.
Perché in un ambiente già esasperato qual è il calcio italiano, ci vuole molta moderazione.
Abbiamo capito che i media mainstream tirano l’acqua al proprio mulino; quindi, non sono affidabili dal punto di vista dell’obbiettività: sta a noi cercare di restare lucidi, anche perché già alla seconda giornata sono partite le contestazioni dei tifosi.
Abbiamo più volte analizzato come un eccesso di tracotanza abbia portato una squadra che era dieci anni avanti agli altri alla riduzione del gap che si era creato con i rivali nei primi otto anni di vittorie.
Ci sono squadre che si sono rinforzate, che hanno scelto una programmazione di qualche tipo (puntare sui giovani, puntare sui debiti, o sul cambio dello staff tecnico), e a loro va riconosciuto (non come fanno loro con noi) la bontà del lavoro svolto.
Nel frattempo, la Juventus ha provato ad anticipare la fine ciclo (che è una cosa naturale, non esistono squadre che vincono SEMPRE, neanche il Bayern o il Real Madrid) cambiando, forse nel modo sbagliato, scegliendo di ripudiare una filosofia centenaria, come aveva fatto già una volta all’inizio degli anni 90.
Quella volta, un solo anno di calcio champagne, di cui rimasero solo le bollicine, portò a richiamare il fidato Trapattoni e il Presidentissimo Boniperti per riparare ai danni compiuti dal voler scimmiottare la filosofia calcistica berlusconiana.
Trapattoni ci mise quasi tre anni a ridare un’anima alla Juventus, creando le basi per quella che sarebbe stata una delle squadre più forti della nostra storia calcistica.
Perché ci mise così tanto? Perché, semplicemente, sei la Juventus.
Se sei il Palermo o il Genoa, puoi cambiare venti giocatori in una sessione di calciomercato, tanto il tuo obiettivo a breve termine è la salvezza.
Se sei il Napoli o l’Atalanta puoi cercare sconosciuti in giro per il mondo e scommettere sulla loro esplosione, tanto il tuo obiettivo a medio termine è rimanere nella parte sinistra della classifica.
Se sei il Milan e la Roma puoi stare anni fuori dall’Europa e ricostruire un’identità di squadra, tanto il tuo obiettivo a lungo termine è tornare a lottare per il titolo.
La Juve, per fortuna, o purtroppo, dipende dai punti di vista, non è il Palermo, non è il Napoli e non è il Milan. Deve ricostruire in fretta rimanendo ai vertici e provando a vincere tutte le competizioni a cui partecipa. A volte la ricostruzione dura 3 anni, a volte 6, a volte 9 anni.
Continuare a cercare un colpevole o dei colpevoli a noi non serve a nulla, alla Juventus anche meno. Certo, ci sono cose che vanno migliorate, o cambiate, o rivoluzionate, ma il tifoso dovrebbe dare fiducia alla società con più trofei in Italia.
Personalmente preferisco pensare che stanno provando a ricostruire la vera Juve, perché è da troppi anni che non la vedo più.
Non vedo più la Juve che vinceva le partite nel tunnel degli spogliatoi, tanto era il timore degli avversari di affrontarci. Non vedo più la Juve che provoca mal di pancia alle rivali europee (storica la smorfia di Gary Neville alla notizia che la Juventus era tra le possibili rivali del turno successivo). Non vedo più la Juve che ci prova per novanta minuti a sotterrare (calcisticamente) l’avversario.
Lo scrissi anche ad aprile dell’anno scorso, alla Juve anche un pareggio è una sconfitta, e a volte anche le vittorie non sono delle vittorie, se non portano dei trofei. Questo è il DNA Juve. Allenatore, giocatori, società, quando le cose non vanno, sono tutti colpevoli.
E lo sono anche i tifosi, da qualche tempo. Che hanno una grande colpa, perché sembra che abbiano dimenticato una cosa fondamentale, cioè che la Juventus non muore letteralmente mai.

Di FRANCESCO DI CASTRI