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DYBALA È AMICO MIO | DI DARIO PELLEGRINI

Marzo 21

DYBALA È AMICO MIO | DI DARIO PELLEGRINI

La rottura di Dybala con la Juventus é la fine di una bella favola incompiuta : in molti hanno visto nel 10 argentino un nuovo Del Piero ma, per una serie infinita di difficoltà, Paulo non risulterà essere tale.
Chi lo dice é un ragazzo di 25 anni, fa il giornalista ma, da sempre, è tifoso bianconero. Grazie a questa passione ne ha scovata un’altra, ovvero, quella per il calcio. Materia anch’essa diventata, negli anni, di grande interesse e, per la quale, sono diventato un grande fan di Paulo Dybala.
Lo sono stato sin dalle sue prime prestazioni a Palermo quando Gasperini, in quel disgraziato mese sulla panchina rosanero, lo incensò come un futuro campione necessitante di tempo. Da lì è arrivata la Serie B, una grande annata in A e, alla fine di questa, la chiamata della Juventus.
Ricordo pure che, al solo sentir parlare della cifra spesa dai bianconeri per accaparrarsi U Picciriddu, qualcuno storceva il naso: non io. Io ero solo un ragazzino biecamente innamorato della sua classe innata. Ai miei occhi sembrava uno dei pochi favoriti dalla Dea Eupalla, una divinità a cui avevo appena dichiarato fedeltà alla lettura degli scritti di Gianni Brera.
Negli ultimi 7 anni, Paulo ha trovato la sua consacrazione in maglia bianconera e, non nego, di averlo sempre considerato un punto di riferimento: diciamo che, a inizio estate, quando mi trovavo a fantasticare con gli amici circa il calciomercato da operare, tra gli incedibili, mettevo sempre Paulo Dybala. Con gli anni poi le cose son cambiate, sono cambiato io: ora vedo tutto in maniera diversa, penso di più e, forse, sono più avido di sentimenti ma più concentrato sulle mie ambizioni.
Una tra le lezioni che ho imparato, applicabile ad ogni contesto, è che le cose non devono andare avanti per forza. I motivi sono molteplici ma, quando ci si rende conto di non essere soddisfatti al 100 per cento di ciò che si ha, è giusto cambiare: se doveroso, lasciare e lasciar andare. Penso che questo processo sia capitato pure a Paulo e che, la soluzione dei pensieri suoi e della Juventus, non si discosti molto da questa lettura: comprendo il dolore per il suo addio, lo condivido, ma la passione tra lui ed i bianconeri mi sembrava esaurita da tempo.
Per me, per noi tutti, rimarrà il bellissimo ricordo dei fantastici anni passati ad ammirare la tecnica di questo ragazzo argentino, uno degli ultimi 10 partoriti dal calcio moderno . Ora arriverà la parte più difficile, almeno ai miei occhi: non sarà facile terminare al meglio la storia mantenendo intatto il grado di partecipazione alle sorti comuni ma è ciò che si richiede a Paulo ed è ciò che si richiede alla Juventus nel rispetto di Paulo.
Il grado di emotività raggiungerà il suo picco massimo a Firenze, l’ultima partita di un campionato di cui ancora non siamo riusciti a decifrare bene le sorti: tu guarda il destino, lo stesso interrogativo che, almeno una volta nella vita, tutti si sono posti nei confronti di Dybala.
Sarà una gara strana perché molto probabilmente sarò a Firenze a seguirla e, so già, di dover mandare giù litri di acqua per non dar sfogo al nodo alla gola che avrò nel momento in cui si manifesterà la sua ultima palla toccata con la maglia del mio cuore: ognuno maschera il dolore come può. Ho passato tanti addii ma, stavolta, ad andarsene non è un mio eroe ma, in fin dei conti, è un ragazzo come me: un amico a cui ho voluto tanto bene.
E’ un giorno triste e, spero in piccola parte, lo sarà la trasferta di Firenze ma, dal minuto successivo al suo ultimo passaggio, deve riecheggiare nella mente di ogni supporter juventino una frase:
“I giocatori passano, la Juventus resta”.
Sempre, fino alla fine.

Di Dario Pellegrini