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IL 6 MAGGIO DI QUELL’ANNO | DI FRANCESCO DI CASTRI

Marzo 20

IL 6 MAGGIO DI QUELL’ANNO | DI FRANCESCO DI CASTRI

Ho iniziato a seguire il calcio, e nello specifico la Juventus, nell’ormai lontano 1979, ad appena 11 anni. In verità già negli anni precedenti conoscevo a memoria la cantilena che iniziava con “Zoff-Gentile-Cabrini…”, ma solo perché era anche l’inizio della formazione della Nazionale. A quell’età gli interessi erano molteplici e, soprattutto, la fruizione del calcio non era semplice come oggi.
Quest’anno mio figlio compie 11 anni, come me allora, e quando ci penso mi vengono in mente i ricordi di tutti questi anni da tifoso e, soprattutto, di quando, nel 2012, vincemmo il primo dei nove scudetti consecutivi.
Ovviamente, quando la mente va a quel 6 maggio, in cui vincemmo 2-0 a Trieste con il Cagliari e conquistammo lo scudetto, automaticamente la mia mente pensa anche al periodo trascorso dal 9 settembre 2006 (esordio in serie B, 1-1 a Rimini) fino a quel giorno, che fu come una liberazione. “Siamo tornati!”, urlavamo per le strade. E per nove anni siamo tornati sul serio.
Ci hanno provato in tutti i modi, a stopparci. La “goal line technology”, la (il) VAR, tutte le modifiche tecnologiche fatte negli anni per provare a fermarci, non hanno funzionato tanto, almeno non quanto volevano.
Abbiamo continuato a vincere, a vincere e ancora a vincere, lasciando le briciole agli altri. Milan, Roma, Napoli, Lazio e altri hanno provato, anno dopo anno, a contrastarci, ma noi non glielo abbiamo permesso.
Il 6 maggio del 2012 mio figlio aveva quasi 6 mesi, e stavamo ultimando i preparativi per il battesimo. A maggio di quest’anno terminerà la quinta elementare ed ha già fatto la prima comunione e l’anno prossimo farà la cresima.
Il 6 maggio del 2012 la ditta per cui lavoravo era sull’orlo del fallimento, ed infatti poco dopo fallì. Cambiai lavoro, poi lo cambiai ancora, poi arrivai a Milano e a maggio saranno ormai sette anni che sono “lumbàrd”.
Il 6 maggio del 2012 convivevo da quasi 4 anni con la mia attuale moglie; quest’anno, a maggio (il 14, però) festeggeremo 6 anni di matrimonio.
Il 6 maggio del 2012 venne eletto in Francia il presidente Hollande, vincendo le elezioni contro Sarkozy; il maggio di quest’anno potrebbe esserci un nuovo presidente al posto del successore di Hollande, Macron.
Il 6 maggio del 2012, in Italia, il Presidente del Consiglio dei Ministri era Mario Monti, e dopo di lui, fino ad oggi, ci sono stati Letta, Renzi, Gentiloni, Conte (due volte) e Draghi.
Il 6 maggio del 2012 era l’anno cinese del Drago, e dopo ci sono stati il Serpente, il Cavallo, la Capra, la Scimmia, il Gallo, il Cane, il Maiale, il Topo e il Bufalo; quest’anno tocca alla Tigre e dopo l’anno prossimo, che sarà del Coniglio, si ricomincerà il giro.
Il 6 maggio del 2012 si stavano ultimando i preparativi per le Olimpiadi di Londra. Poi ci sono state quelle di Rio de Janeiro e l’anno scorso, causa Covid, si sono tenute quelle di Tokyo, previste due anni fa.
Insomma, tante cose sono successe dal 6 maggio del 2012.
Ci sono state piccole cose, quelle di tutti i giorni, e cose grandi, come le guerre e la pandemia. Tante persone sono nate, tante persone sono morte, tante si sono sposate, tante si sono lasciate. Tanti hanno traslocato, alcuni sono partiti, altri sono arrivati.
Solo una cosa è rimasta uguale per tanti anni, dal 6 maggio di quell’anno. La Juventus in cima alla classifica.
Poi è successo. È successo che in cima al campionato ci sia andato qualcun altro. E probabilmente capiterà di nuovo anche quest’anno: cavolo, non ci eravamo più abituati.
Perciò perdonaci, Vecchia Signora, se per troppo amore ci sentiamo lacerare dentro. Perdonaci se vediamo in te mille difetti che prima non vedevamo.
Perdonaci se invece di difenderti a volte difendiamo le nostre idee. Perdonaci se invece di gridare forte il tuo nome allo Stadio ed incitarti litighiamo tra noi.
Perdonaci. E fai una cosa per noi. Torna lassù, dove sei stata in tutti quei lunghi, bellissimi, irripetibili e meravigliosi nove anni.
Però fai presto!
Perché tu (più di noi) sai benissimo che la Juventus non muore, letteralmente, mai!

Di FRANCESCO DI CASTRI