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JUVE, DOVE SEI FINITA? | DI MICHELE COFANO

Marzo 18

JUVE, DOVE SEI FINITA? | DI MICHELE COFANO

Juve, dove sei finita?
Qualche anno fa ci è stato detto che non bastava più andare avanti per inerzia e crogiolarsi nel caldo tepore delle vittorie precedentemente conquistate. È stato acquistato il calciatore più forte al mondo per alzare la maledetta e permettere un importante level up all’immagine bianconera su larga scala.

Qualche anno fa ci è stato detto che non bastava più vincere ma era importante convincere ed esprimere un gioco spumeggiante, che Massimiliano Allegri era un freno per Cristiano Ronaldo e che avevamo bisogno di un allenatore che facesse esprimere al meglio la potenza di fuoco dell’attacco juventino.
Qualche anno fa il nome che faceva brillare gli occhi era quello di colui che ha reso il Barcellona una delle squadre più forti della storia: Pep Guardiola. Dopo un’estate di sogni e di speranze, di smentite e flebili aperture questo valzer con l’allenatore catalano si è concluso in un nulla di fatto.

È stato scelto Maurizio Sarri per sostituire il cosiddetto filosofo del corto muso. Un uomo di campo, di tuta, che non ha bisogno di apparire ma solo ed esclusivamente della concretezza che il manto verde può conferire. “Finalmente vedremo una Juventus propositiva e non più attendista” dicevano in molti. “Sarri non incarna lo spirito bianconero” dicevano altri.

Dopo un avvio che sembrava promettente la squadra ha iniziato a disunirsi, a non credere nei dettami dell’allenatore e a fare muro nei suoi confronti. La Juve ha vinto quel campionato faticando non poco e, nel bel mezzo alla stagione, la pandemia ha sicuramente rappresentato un peso in più da sostenere. Maurizio Sarri sembrava un completo estraneo nel gruppo che esultava dopo aver sollevato la coppa del nono scudetto consecutivo. La sua ultima immagine da bianconero è di un uomo che lascia il campo come se non si sentisse parte di quel tutto, di quella famiglia che non lo ha mai accolto veramente. Alle sue spalle i calciatori, quasi increduli, lo guardano perplessi.
“Voi mandate via me ma questa squadra è inallenabile”. Voci di corridoio affermano che questa sia stata la frase di congedo.
L’anno scorso ci è stato detto che era importante ritrovare l’entusiasmo perduto. Un allenatore non ancora ufficialmente allenatore era oggetto di entusiasmo per un’intera tifoseria, perché lui sapeva cosa significasse respirare l’area dello Stadium, cosa si provasse ad essere juventini. Andrea Pirlo è approdato alla corte della Signora avvolto quasi da un’aura mistica, quella luce che solo un vero eroe può avere e che ha annebbiato ogni considerazione sensata nei suoi confronti. Sembrava quasi che il fatto di non avere esperienza fosse un’arma in più e non una defezione.
Ci è stato detto che la Juventus avrebbe giocato bene, che avremo visto finalmente questo fantomatico “belgiuoco”, ormai diventato una singola parola. Dove aveva sbagliato Sarri, avrebbe messo una pezza Pirlo. Così, purtroppo, non è stato. La squadra ha mostrato un anno di totale confusione e Pirlo troppa inesperienza per affrontare tali difficoltà. La Coppa Italia, la Supercoppa Italiana e il quarto posto raggiunti sembrano un magro premio di consolazione.
(Detto tra noi, per come sono andate poi le cose, avrei dato un’altra chance a Pirlo)
Quest’anno ci è stato detto che la strada intrapresa per vedere una Juventus “belgiuochista” era totalmente sbagliata. Facciamo passi indietro invece di fare passi avanti. È tornato il buon acciughina, quel porto sicuro tanto caro al quale la maggior parte di noi, quando è in difficoltà, si aggrappa con tutte le forze, con le unghie e con i denti. Ci è stato detto che tutte quelle fesserie sul giocare bene erano solo favolette per bambini, che il DNA della Juventus non è mai stato quello ma il “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Negli ultimi anni, ci son state dette troppe cose ma i fatti hanno mostrato ben poco e l’unica cosa che si è notata è la totale confusione che ha portato ad una grave perdita di identità da parte di una squadra che proprio su quest’ultima costruisce i pilastri della sua storia.
È necessario riordinare le idee e ritrovare la rotta perduta perché l’unica domanda che mi sono posto negli ultimi anni è stata: Juve, dove sei finita?

DI MICHELE COFANO