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L’EDITORIALE – CHAMPIONS: LA RICETTA CHE NON ESISTE E LA NARRAZIONE SUGLI ALLENATORI | DI MIRKO NICOLINO

Maggio 29

L’EDITORIALE – CHAMPIONS: LA RICETTA CHE NON ESISTE E LA NARRAZIONE SUGLI ALLENATORI | DI MIRKO NICOLINO

Ancora una volta siamo qui a commentare una vittoria del Real Madrid in Champions League. I Blancos ne hanno vinte qualcosa come 14 su 17 finali, numeri che hanno portato qualcuno a parlare di “Real League”. Al club spagnolo vanno solo fatti tanti complimenti, perché seppur su qualche episodio noi stessi juventini potremmo recriminare, non fai un filotto di questo tipo solo per fortuna o “aiuti”. E tanti complimenti vanno anche a Carlo Ancelotti, che dopo due trionfi con il Milan ne mette insieme altrettanti sulla panchina del Real. Dopo le esperienze con Everton e Napoli era bollato come “ex allenatore”, così come molti dei suoi calciatori erano dati per bolliti.

Se ieri sera erano in distinta 9 calciatori che hanno vinto 5 Champions League con il Real Madrid qualcosa deve voler dire. E in questo Ancelotti è stato molto onesto e sincero affermando di aver allenato sempre grandi calciatori, che sono quelli che fanno la differenza, e sostenendo che la fortuna fa parte del gioco e nessuno ottiene certi risultati senza avere dalla sua parte questa componente. Il Liverpool era arrivato in finale eliminando Inter, Benfica e Villarreal; il Real Madrid, invece, ha mandato a casa PSG, Chelsea e Manchester City. Scusate se è poco.

Ancor volta, ieri sera è stato confermato (come del resto l’anno prima con la finale tra Chelsea e Manchester City) che non esiste una ricetta sicura per vincere la Champions League (altrimenti la applicherebbero tutti) e che non c’è un calcio moderno e un calcio antico. C’è il calcio è basta, dove quelli più bravi alla fine vincono. Del resto, se non riesce a conquistarla il Manchester City con il miglior allenatore al mondo in panchina e ogni anno acquisti ultramilionari, come si può dire di avere in tasca la soluzione?

Spiace per quei soloni che a seconda di chi vince cambiano i loro giudizi, facendo le pulci al gioco dei nemici, ma osannando lo spirito, il coraggio e la capacità di soffrire degli amici. C’è una narrazione tossica nel dibattito, nel quale non si capisce perché, ad esempio, un allenatore che perde tre finali di Champions sia un fenomeno a prescindere, mentre uno che ne perde due sia un fallito altrettanto a prescindere. Chissà cosa si sarebbe letto sui social network di Marcello Lippi, che sulla panchina della Juventus perde 4 su 5 finali europee (una di Coppa Uefa) e in almeno due occasioni con squadre nettamente superiori a quelle dei rispettivi avversari.

Spiace dover leggere ancora oggi becerume contro Andrea Agnelli, quasi che la Juve abbia cominciato a perdere le coppe campioni dal suo ciclo. La Vecchia Signora ha perso 7 Champions League su 9, vincendone 2 nelle ultime 7 finali. Il Liverpool, che ne ha vinte comunque 6, ha vinto solo 2 delle ultime 6 finali disputate. Per quanto mi riguarda, chi vince ha sempre ragione e chi arriva secondo è il primo degli ultimi, ma nel caso della Champions, secondo me non si comprende quanto sia difficile arrivare in fondo. È più difficile arrivare in finale che vincerla e se non hai a disposizione le risorse che hanno in questo momento le inglesi e altre poche big sparse per l’Europa, diventa letteralmente un’impresa. Del resto, Conte va via dalla Juventus affermando che nessuna italiana avrebbe giocato una finale di Champions nei successivi 10 anni, invece dopo 10 mesi la sua stessa squadra con due sole novità in rosa e un altro allenatore era a giocarsi il trofeo a Berlino. Chi lo avrebbe mai pronosticato?

In questo momento, per le italiane è davvero un miracolo riuscire ad arrivare in fondo alla Champions League. Se a turno vincono sempre le stesse, ci sarà un motivo? Se il Milan campione d’Italia finisce ultimo nel suo girone, ci sarà un motivo? Come se ne esce? Cercando ogni anno di fare il massimo con quelle che sono le proprie armi (il bel gioco da solo non basta, ve lo anticipo, e lo hanno ribadito in questi giorni Ancelotti e Guardiola) e sperare di arrivare in fondo. A forza di arrivare in fondo, prima o poi qualcuna la si vincerà.

Mirko Nicolino