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L’EDITORIALE – IL SASSUOLO CI HA RESTITUITO IL MALTOLTO, GIUSTO COSì | DI MIRKO NICOLINO

Aprile 27

L’EDITORIALE – IL SASSUOLO CI HA RESTITUITO IL MALTOLTO, GIUSTO COSì | DI MIRKO NICOLINO

Certi commenti post partita sono davvero “ingiocabili”. Perché ci sta e assolutamente si deve essere non contenti del gioco espresso da questa Juventus, ma ad un certo punto bisogna anche avere l’onestà intellettuale di dire, da tifosi o addetti ai lavora, cosa si voglia dalla Vecchia Signora.

L’altra sera, esattamente come contro la Fiorentina, Massimiliano Allegri ha lasciato il possesso palla al Sassuolo, ma alla fine ha portato a casa la partita, confezionando più o meno le stesse palle gol dei neroverdi. Lo stesso Alessio Dionisi, al termine della partita, ha ammesso che la produzione offensiva degli emiliani sia stata inferiore al solito “per merito della Juve”. Bisogna accontentarsi di questo? Assolutamente no, dalla Juventus bisogna pretendere sempre di più.

Detto questo, dobbiamo però capirci bene, perché chi non è contento per aver vinto ieri sera con meno del 40% di possesso palla e con meno “passaggi a buon fine” rispetto al Sassuolo, deve però spiegarmi perché non era contento nemmeno all’andata, quando praticamente tutti gli indicatori erano dalla parte della Juventus, che però ha perso la partita. Cioè, ieri sera contavano le statistiche, mentre all’andata, con le statistiche migliori contava il risultato? Non è che c’è un risultati sta in ogni belgiochista? L’impressione che si ha, infatti, è che alla fine i commenti e i giudizi siano sempre e inevitabilmente, e anche giustamente, condizionati dai risultati. Quando si tratta della propria squadra, quando invece si guardano le altre squadre, si filosofeggia che è una bellezza.

Così, ad esempio, se il Barcellona perde tre partite di fila in casa contro squadre nettamente inferiori sulla carta, sta comunque costruendo per il futuro e l’anno prossimo vincerà sicuramente qualcosa. Se dovesse farlo la Juventus, invece, sarebbe una tragedia. Chi può essere oggi sicuro al 100% delle squadre che vinceranno in Europa le rispettive leghe nazionali sulla base dei risultati che stanno ottenendo oggi? Soprattutto quando si è in ricostruzione, bisogna andarci piano con i pronostici, poiché è davvero difficile prenderci.

Ed è lecito oggi non essere contenti per i risultati ottenuti quest’anno dalla Juventus, anche perché da Massimiliano Allegri ci aspettavamo tutti (in primis chi scrive) qualcosa in più. Le attenuanti il tecnico livornese le ha (cessione di Ronaldo a due giorni dalla chiusura del mercato, assenze prolungate di calciatori importanti come Chiesa e Dybala, qualche decisione arbitrale avversa che mai come quest’anno ha pesato negli scontri diretti…), ma non alibi né scusanti.

Non le pretende nemmeno lui stesso, perché sa meglio di chiunque altro cosa significhi lavorare in una società come la Juventus in cui vige la cultura del lavoro e quella della vittoria. È anche per questo che l’anno prossimo l’asticella si dovrà alzare, perché se l’estate scorsa la stessa società gli ha chiesto come obiettivi minimi quarto posto e ottavi di Champions League, la prossima stagione deve essere quella della rinascita.

Due “anno zero” bastano e avanzano se ti chiami Juventus, anche se riaprire un ciclo non è affatto scontato. Di conseguenza, l’obiettivo nell’immediato deve essere quello di chiudere la stagione nel miglior modo possibile, come dice Allegri mettendo in cascina punti senza fare tanto gli schizzinosi. Poi, dalla stagione 2022-2023 la Juve dovrà ripartire in pole per il tricolore e dovrà essere in corsa sin da subito, cosa che non si è verificata negli ultimi due anni.

E se non dovesse succedere? Vorrà dire che allora si cambierà, perché vincere è difficile, ma tornare a vincere lo è ancora di più. La storia dei bianconeri è fatta di tanti cicli vincenti, per fortuna, ma per la maggior parte brevi. Se non si entra nell’ottica che i 9 scudetti di fila, come così i 10 del Bayern, ad esempio, siano qualcosa di straordinario, si rischia di vivere male il tifo per quello che a mio avviso è uno sport meraviglioso e che ogni giorno non smette di stupirmi.

Mirko Nicolino