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L’EDITORIALE – Juve sterile, senza rinforzi sarà dura per la Champions | DI MIRKO NICOLINO

Gennaio 24

L’EDITORIALE – Juve sterile, senza rinforzi sarà dura per la Champions | DI MIRKO NICOLINO

Milan-Juventus non è stata di certo uno spot per il bel calcio, inutile girarci attorno, e il manto erboso di San Siro, molto più simile ad un campo di patate, non può essere una scusante. Ieri sera abbiamo assistito, dopo Lazio-Atalanta di sabato, ad un’altra gara con poche emozioni, che non rendono onore in generale alla tradizione calcistica italiana. La squadra di Massimiliano Allegri ha concluso il match con una leggera superiorità nel possesso palla, ma con zero tiri all’indirizzo dello specchio di Maignan, mentre il Milan nella stessa casella ha chiuso a quota 4. Due tiri di Leao e Theo Hernandez dal limite e due colpi di testa che Szczesny ha controllato senza tanti problemi.

A posteriori, insomma, è normale che in molti dicano che contro questo Milan dalla Juventus ci si aspettasse di più. Io, però, i discorsi prima della partita me li ricordo molto bene: “sono più forti di noi”, “giocano meglio”, “loro hanno un allenatore e noi no”. Se da un anno e mezzo i rossoneri ci sono praticamente sempre davanti un motivo deve pur esserci, quindi in questo momento pareggiare a San Siro contro i rossoneri ci sta. Soprattutto al termine di un periodo sostanzialmente positivo che va avanti dal 30 novembre: 8 vittorie, 3 pareggi e una sola sconfitta (ai supplementari in Supercoppa contro l’Inter e senza mezza squadra a disposizione).

La Juventus sta pagando in termini di risultati l’avvio di stagione sciagurato, perché negli ultimi mesi le cose vanno indubbiamente meglio. Bisogna però giustamente entrare nel merito e tra i punti di forza di questa nuova Juve c’è indubbiamente la ritrovata compattezza di gruppo e la solidità difensiva (8 clean sheet nelle ultime 12 gare). Rimane endemica la sterilità offensiva che non ha solo una causa. Dopo una serie di prestazioni positive, Morata è tornato quello che litiga col pallone e non riesce a far salire la squadra. Il rendimento altalenante è una costante della sua carriera, così come è una costante di quest’anno la completa assenza di ogni logica dei movimenti di Kean quando viene chiamato in causa. Dybala galleggia sempre lontano dalla porta e lo sviluppo dell’azione, in questo deve lavorare Allegri, non dà seguito ad una costruzione che è per certi versi migliorata.

Insomma, come sempre le colpe vanno distribuite tra tutti e il mister non può essere esente da rimostranze. Del resto, se questa Juve non ha mai battuto in 6 partite una delle prime 4 in classifica (4 pareggi e 2 sconfitte) non può essere un caso. Di sicuro, se da due anni di fila (considerando l’ultima parte di stagione di Sarri, quella di Pirlo e i primi 6 mesi di Allegri) ci sono gli stessi problemi e la rosa non è cresciuta in maniera proporzionale all’aumento del monte ingaggi, bisogna intervenire sul mercato, senza se e senza ma. A questa squadra manca una punta, ma anche qualità a centrocampo. E non da ieri sera. La partita di San Siro è lo specchio della stagione e se la rosa rimarrà quella attuale, entrare tra le prime quattro sarà tutt’altro che semplice. Urgono rinforzi, ma non le classiche “toppe”. Bisogna anticipare qualche investimento previsto per la prossima estate, perché altrimenti il rischio è che senza qualificazione alla prossima Champions League il castello caschi, con conseguente ridimensionamento generale, finanziario e sportivo.

Mirko Nicolino