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L’EDITORIALE – LA CLASSIFICA SENZA FAVORI ARBITRALI NON VA PIÙ DI MODA | DI MIRKO NICOLINO

Aprile 6

L’EDITORIALE – LA CLASSIFICA SENZA FAVORI ARBITRALI NON VA PIÙ DI MODA | DI MIRKO NICOLINO

Premessa doverosa. A domanda: la Juventus ha perso contro l’Inter domenica sera per gli episodi arbitrali? La mia risposta è no. Divido le mie giornate tra scrivania e campo e per me gli arbitri saranno sempre l’alibi dei perdenti. Detto questo, quanto successo nel weekend e quanto ancora stiamo leggendo in queste ore merita una riflessione seria. Perché è assodato da sempre che ci sia una narrazione diversa degli episodi arbitrali e quando c’è di mezzo la Juve tutto si enfatizza dismisura, mentre quando i beneficiari di arbitraggi “fortunati” sono gli altri, si tende a minimizzare.

Nelle passate settimane abbiamo assistito ad un siparietto con il designatore Rocchi che commentando l’errore inspiegabile di Torino-Inter (rigore solare negato a Belotti persino con il VAR) ha parlato di “esistenza degli errori”. Riassumendo, ci sono errori nel calcio, anche gravi, basta accettarlo. Premesso che chi scrive ha sempre accettato il responso del campo, unico giudice insindacabile, certi errori sono comprensibili e accettabili senza lo strumento tecnologico. Con un replay chiaro che mostra un calciatore colpire la gamba e non il pallone, come si fa ad accettare una decisione avversa?

Il VAR è nato principalmente per dirimere quantomeno le contese oggettive, a partire dal fuorigioco e dal dentro-fuori area per decretare se un fallo è meritevole di penalty o meno. Il caso di Bastoni-Zakaria è emblematico, in questo senso: le immagini sono chiare, il contrasto avviene con i piedi sulla linea, che fa parte a tutti gli effetti dell’area di rigore. Come ci si può sentir dire che “non c’è un’immagine in grado di stabilire chiaramente se il fallo sia avvenuto dentro o fuori”?. Così come per il fuorigioco, seppur con un margine di errore, il VAR si deve esprimere in un senso o nell’altro, parlare di “dubbio” mette in discussione l’esistenza stessa della “moviola in campo”.

Comunque sia, a me sta bene che la gara di ieri venga derubricata come una grande festa di sport in cui gli episodi comunque non hanno inciso, ma mi piacerebbe che questo clima ci fosse sempre. Secondo voi, cosa sarebbe successo se la Juventus ieri sera avesse vinto per 1-0 con un rigore prima sbagliato e poi fatto ripetere e senza che all’Inter venisse concesso un rigore sacrosanto? Ci sarebbe stato oggi questo clima sereno? Dubito fortemente, del resto alcune testate giornalistiche oggi si sono anche soffermate sulle “simulazioni degli juventini” nel derby d’Italia. Mi sarebbe piaciuto, piuttosto, un approfondimento sui falli commessi da Skriniar, e rimasti impuniti, su Dusan Vlahovic, un film che si vede troppo spesso.

Detto questo, una cosa gli juventini devono avere chiaro in mente: gli episodi assumono un peso superiore perché al momento i bianconeri non sono una formazione schiacciasassi. Negli anni in cui lo erano, infatti, si vincevano le partite nonostante gli episodi sfavorevoli, quando agli altri non restava che stilare invece le classifiche al netto degli errori arbitrali. Quelle classifiche che da due anni, ovvero da quando non c’è più in testa la Vecchia Signora, non piacciono più. Ognuno porta l’acqua al suo mulino, lo sappiamo, cercando possibilmente di alimentare il sentimento popolare.

Quel che mi sembra però molto chiaro dopo le ultime settimane è che la Juve è molto vicina al vertice e con qualche ritocco importante l’estate prossima, partirà nuovamente in prima fila per lo scudetto. E statene certi, che appena la squadra di Massimiliano Allegri tornerà a guardare tutti dall’alto, scopriremo che quelli degli arbitri non saranno errori da accettare, ma favori “ai soliti noti”. È la storia del calcio italiano, incapace di crescere culturalmente e anche per questo molto indietro rispetto ai movimenti calcistici nazionali top.

Mirko Nicolino