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L’EDITORIALE – SENZA BLOCCO JUVE NON C’È NAZIONALE | DI MIRKO NICOLINO

Marzo 28

L’EDITORIALE – SENZA BLOCCO JUVE NON C’È NAZIONALE | DI MIRKO NICOLINO

Prendiamo e portiamo a casa. L’Italia non andrà giustamente ai Mondiali per la seconda volta, dopo che per due edizioni non è che avessimo fatto una bella figura. Insomma, è dal 2006 (quando tra Italia e Francia c’era quasi tutta la formazione titolare della Juventus in finale) che la Coppa del Mondo non riserva alcuna soddisfazione ai colori azzurri. I motivi sono tanti, ma non possono non trovare fondamento in Calciopoli e in quel processo farsa che ha distrutto provvisoriamente la Juventus, ma che nel lungo periodo ha fatto diventare il campionato di Serie A, dal più bello, complicato e ricco al 4° o 5° del continente europeo.

È ormai un dato di fatto, che dall’Italia i migliori fuggano e che invece vengano a svernare over 35 a fine carriera. Pensare che qualcuno voglia dargli il colpo di grazia avvicinandolo al campionato belga inserendo i playoff è roba da perderci il sonno. Invece di dare le dimissioni per il disastro compiuto, si ergono addirittura a paladini della giustizia minacciando sanzioni a destra e a manca. Del resto è un costume tipicamente italico quello di scaricare le responsabilità sempre sugli altri, tenendosi ben stretta la cadrega.

Nessuno che parli di infrastrutture (molti stadi sono stati costruiti nel ventennio fascista circa 100 anni fa), di sovvenzioni alle scuole calcio e alle piccole società, di formazione per i tecnici, costretti a spendere cifre esorbitanti per corsi e aggiornamenti vari. Sono tutti bravi a dire ora che il calcio italiano è in crisi e che per riprendersi servirà probabilmente molto tempo. Dopo che per mesi, in seguito alla vittoria straordinaria quanto casuale degli Europei, ci hanno raccontato che il calcio italiano era rinato, grazie ad una nuova scuola di allenatori capitanata proprio dal ct Mancini e dal nuovo calcio propositivo. Cioè, non so se vi rendete conto, dalla rinascita alla crisi nel giro di 8 mesi. La verità come sempre sta in mezzo, ovvero non c’era da celebrare nessuna rinascita dopo l’Europeo, così come non c’è da fare un funerale ora.

Bisogna solo ripartire investendo nei settori giusti e lavorare affinché emerga una nuova generazione di grandi calciatori italiani. È inutile continuare con la manfrina dei giovani che non emergono per una cultura italica retrograda. Totti debutta giovanissimo in Serie A e non esce più dal campo, così come i vari Cannavaro e Nesta, ma non solo. Del Piero debutta e spinge la Juventus a dire addio a Baggio. Inzaghi ha un impatto devastante nel massimo campionato nostrano quando era ancora giovane, così come Bobo Vieri. Potremmo stare qui ad elencarne tanti altri e fare il paragone con le giovani leve di oggi: chi c’è in Italia al livello di quelli sopra citati?

Non è un caso che siano pochi i giovani italiani che giocano nelle big. Perché se fossero così bravi e le nostre squadre non fossero propense a valorizzarli, ci sarebbe sicuramente un Manchester City o un Real Madrid pronti a farlo, no? C’è anche un’altra verità storica, che a molti non piace: quando la Juventus ha un blocco italiano forte, anche la nazionale italiana ne giova. Succede ciclicamente e non è nemmeno un caso che la stessa Juve stia facendo fatica a ricominciare un ciclo trovando italiani forti che vadano a prendere il posto dei vari Chiellini, Bonucci e prima ancora di Barzagli, Marchisio e soci. Da quanti anni la Vecchia Signora non ha una punta italiana? E pensate che sia un caso che i bianconeri si affidino a Vlahovic e Morata, così come il Milan ai vecchietti Ibrahimovic e Giroud, oppure l’Inter allo zio Dzeko e a Lautaro, la Roma ad Abraham e il Napoli ad Osimhen? Se davvero ci fossero tutti questi attaccanti bravi tra i nostri giovani non giocherebbero?

Mirko Nicolino