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METTIAMOCI D’ACCORDO | DI FRANCESCO DI CASTRI

Aprile 21

Mettiamoci d’accordo | di Francesco Di Castri

È dal 2019 che si sentono sempre le stesse cose, riassumibili in una frase: “la squadra fa schifo”.
Prima c’erano quelli che “e gli scudettini, e la Champions manca da troppo tempo…”. La società, come se avesse letto i social ed ascoltato i tifosi, cambiò tutto, o quasi. Ma la squadra faceva sempre schifo, per qualcuno. Poi la società cambiò ancora, ma la squadra faceva ancora schifo, per qualcuno. Allora è tornato Allegri e la squadra fa ancora schifo, per qualcuno.
Per quello vi chiedo di metterci d’accordo. Se la squadra fa schifo, come dicono molti, il quarto posto (e gli ottavi di Champions, e la finale di Coppa Italia) non è un buon risultato? Cerco di capire.
Perché o la squadra fa schifo o non lo fa. Se fa schifo, allora il quarto posto è un ottimo risultato… Se non fa schifo, allora cerchiamo di capire che annate come queste possono capitare, soprattutto in virtù di una serie di cose sia di campo, sia extra campo, che proviamo a riepilogare ogni giorno.
Se la squadra continua a cambiare staff di preparatori e nei momenti cruciali è sempre ai minimi termini per i tanti infortuni (e a volte anche noi dimentichiamo che sugli infortuni traumatici si può fare poco in termini di prevenzione), se continua a cambiare allenatore e gioca sempre male, e subisce gol al primo (al secondo, al massimo) tiro in porta, se i giocatori sono cambiati (Sassuolo-Juve 2018-19: Szczesny; Cancelo, Bonucci, Benatia, Alex Sandro, Khedira, Emre Can, Matuidi, Dybala, Mandzukic, Cristiano Ronaldo; formazione iniziale dell’ultimo Juve-Bologna: Szczesny; De Sciglio, De Ligt, Chiellini, Pellegrini; Danilo, Rabiot; Cuadrado, Dybala, Morata; Vlahovic) ma le prestazioni sono sempre le stesse, che senso ha dire che le colpe sono di questo o quello?
Una generazione di tifosi ha visto la Juventus vincere, e vincere, e vincere. Io stesso, che non sono proprio giovane (quest’anno saranno 54), ho visto la Juventus arrivare prima 52 volte: una media di un trofeo all’anno, praticamente. Quei tifosi forse si aspettano che la Juve vinca sempre e soltanto.
Peccato però che in campo non ci vada solo la Juventus. Ci sono anche gli altri, quindi può accadere che davanti arrivi qualcun altro: è una legge dello sport. Non basta il fatto che ci si chiami Juventus perché sia garantita la vittoria.
Abbiamo, però, in questi anni, maturato delle certezze. La Juventus è la squadra più importante d’Italia, visto che è quella che complessivamente ha più titoli ed è l’unica che abbia vinto almeno una volta tutte le competizioni ufficiali mai esistite (manca la Mitropa Cup, in verità, ma la Juve non ha potuto mai prenderne parte, per fortuna).
Una volta, era anche la squadra più prestigiosa. Il prestigio è la considerazione, la stima, la reputazione di cui si gode e che rende autorevoli. Le “piccole”, quando giocavano a Torino, cercavano di ridurre al minimo i danni, perché sapevano che tecnicamente non c’era confronto. I presidenti delle squadre avversarie stimavano la dirigenza della Juventus. La stampa ne celebrava le imprese.
Ora, non è più la squadra più prestigiosa. Qualunque squadra, anche con un piede in serie B, va a Torino convinta di giocarsela. E se è vero che questo aspetto lo ha agevolato in primis il comportamento dei giocatori in campo, gli altri aspetti sono stati minati, anno dopo anno, anche da altri.
I presidenti e gli allenatori avversari, coadiuvati dai media, hanno montato casi che non esistevano, anzi, a volte si scopriva che erano proprio il contrario (Turone), oppure che erano pretestuosi (ripetizione di Juve-Inter del ’61), oppure solamente ridicoli (Iuliano-Ronaldo). E i tifosi delle squadre avversarie si sono sentiti legittimati nel dar sfogo alla propria frustrazione (poverini, perdono sempre), perché in pratica sono stati i loro stessi dirigenti ad ingannarli: “Vedete? Non siamo noi ad essere incapaci o incompetenti, è la Juve che ruba!”, in una escalation continua.
Per “escalation” si intende un processo di crescita progressiva e accelerata di un fenomeno o di un evento. Adesso sembra non sia più controllabile. Perché ad esserne vittime, oltre ai tifosi delle altre squadre, ci sono i magistrati, i politici, i cantanti, gli attori, i poeti, e tutti quelli che dovrebbero pensare al loro, di mestiere, prima di criticare quello degli altri. E alla fine, si sono aggiunti alcuni tifosi della Juventus.
Da quando poi è stata finalmente approvata la famosa “moviola in campo” di biscardiana memoria, ovvero il (la) VAR, è stato trovato lo strumento perfetto per dare fastidio alla Juve in campo. Basti guardare la classifica degli interventi a favore e contro da quando la tecnologia è entrata sui prati verdi. E la Juventus è il colpevole perfetto anche per la federazione dei Lotito e dei De Laurentiis, dei Gravina e dei Tavecchio, degli Abete e dei Carraro, perché loro la possono attaccare, ormai ci sono le condizioni per farlo.
Così nascondono la loro incompetenza o incapacità attaccando la Juventus. La nazionale viene eliminata dalla Macedonia? Parliamo delle plusvalenze della Juve! Si chiamano “armi di distrazione di massa”.
Quello che deve cambiare la Juventus, per tornare ad essere la Juventus (mi perdoni monsieur La Palice, o Lapalisse) è tornare a fare quello che sa fare meglio, cioè vincere. Senza giri di parole, senza cercare calcio champagne, senza voler scopiazzare qualcuno. Deve tornare a fare LA Juventus.
Quando mi chiedono del DNA bianconero, io rispondo che non credo che esista un DNA di appartenenza in senso stretto, ma la Juventus è una delle squadre che più si avvicina a quel significato. È sempre stata una squadra “provinciale” nell’atteggiamento in campo, ma “globale” fuori dal campo, anche grazie ad una proprietà che è la stessa ormai da quasi cento anni.
Certo, ci sono stati errori, li abbiamo analizzati e sviscerati, e ad elencarli sembrano quasi siano troppi, per una squadra comunque che sistematicamente è tra le prime in Italia e che ogni anno supera abbastanza agevolmente il primo turno di Champions League.
Ma alla Juve anche un pareggio è una sconfitta, e a volte anche le vittorie non sono delle vittorie, se non portano dei trofei. Questo è il DNA Juve. Allenatore, giocatori, società, quando le cose non vanno, sono tutti colpevoli.
E lo sono anche i tifosi, da qualche tempo. Che hanno una grande colpa, perché sembra che abbiano dimenticato una cosa fondamentale, cioè che la Juventus non muore letteralmente mai.

Di FRANCESCO DI CASTRI