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NON PASSA | DI DARIO PELLEGRINI

Settembre 13

NON PASSA | DI DARIO PELLEGRINI

Leggo i vari commenti sui social ed il più popolare è sempre il solito:”Non passa”. Concordo con il pensiero della maggioranza e cerco di motivare il senso del malessere: non passa perché non può passare.

Se sei uno sportivo, prima ancora che un tifoso, non puoi dare una spiegazione razionale riguardo a quanto successo nelle ultime ore e, lo sbaglio inerente al fuorigioco di Bonucci, è l’ultimo dei problemi.

L’errore è umano, ahimè non tecnico, e lo si dovrebbe perdonare anche a condizione di mordersi la lingua ma, prima di tutto questo, deve sempre esserci un’ ammissione di colpa.

Mi aspettavo questo dal comunicato dell’Aia, un’alzata di mano volta alla richiesta di comprensione e vicinanza in ottemperanza ad una partita, ed una classifica, certamente falsata. Invece no, la nostra classe arbitrale ha deciso di intraprendere la via della coerenza erigendo un comunicato attestante tutta la supponenza e la superficialità delle giovani leve mandate a fare esperienza in Serie A: il fuorigioco di Candreva non è stato concesso a causa dell’impossibilità di poter usufruire delle immagini utili per valutare la situazione.

Ora, soprassedendo sull’utilità dei guardalinee nel calcio moderno, come è possibile che, durante il primo tempo, il var sia riuscito a dare interpretazioni su situazioni svoltesi nella stessa zona di campo dove è avvenuto il misfatto?

Prese per buone le motivazioni secondo le quali siano stati addirittura i cameraman a non aver fornito un buon servizio, continuo con il domandarmi un ulteriore quesito: perché si sostiene che la sala var non aveva accesso alle immagini fornite dalle TV? Questo proprio non me lo spiego perché è una falsità.

La sala var ha a disposizione tutte le immagini fornite dai circuiti televisivi perciò anche quelle di Sky che, in poco tempo, è riuscita a tracciare le linee e definire in maniera chiara la situazione: Bonucci era in gioco di 52 cm.

Il problema non è stato l’errore ma la spiegazione dello stesso, il problema è chiedere pazienza e rispetto verso una nuova classe arbitrale quando, alla luce dei fatti, lo stesso non viene concesso ai clienti del prodotto calcio.

La spiegazione data ieri dall’AIA è la caduta più rumorosa della sua classe dirigenziale dal 2006 ad oggi: mi auguro si sia presa coscienza che, una presa di posizione del genere, dà libero sfogo ai malpensanti ed a coloro che inquinano il dibattito con astruse teorie complottistiche. Non ci si lamenti delle conseguenze.

Non passa ma si deve tornare pure a pensare al campo e, la Juventus vista contro la Salernitana, ha ricevuto il conto delle solite problematiche: l’insufficienza di idee quando si tratta di offendere e l’incapacità di reagire immediatamente ad un colpo subito.

I ragazzi di Allegri danno impressione di carburare piano pure nella reazione, quasi come se dovessero sempre trovarsi all’angolo prima di iniziare ad avere un rigurgito stimolo di orgoglio.

E chiariamoci, i colpi sferrati non rimarcano l’acume di Mohamed Ali ma ricordano piuttosto la disperazione di qualsiasi cristiano spinto a ribellarsi durante una rissa di strada: colpisce qualsiasi cosa passi nelle vicinanze, senza tecnica, senza tattica ma con tanto cuore.

I bianconeri torneranno in Champions arrabbiati e consci di tutti i propri limiti ma, se vogliono scacciare via i fantasmi di un cammino europeo in salita, hanno bisogno di giocarsi la partita con sagacia tattica e attaccamento alla maglia. Due caratteristiche che vorrei vedere sempre accomunate di qui in poi e non a fasi alterne.

Di Dario Pellegrini