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RIFLESSIONI | DI MICHELE COFANO

Gennaio 10

RIFLESSIONI | DI MICHELE COFANO

Minuto 53’. Pellegrini realizza una punizione magistrale che porta la Roma sul 3-1. Il mondo juventino è una bolgia, un enorme dito puntato alla ricerca dell’ennesimo colpevole dell’ennesima disfatta di un tremendo biennio che rischia di lasciare strascichi pesanti per il futuro.
Minuto 70’. Morata, appena entrato al posto di un assente Kean, si libera sulla destra e pennella un cross sulla testa di Locatelli che, completamente libero, insacca sul secondo palo: 3-2. Silenzio, speranza, rabbia e tanta voglia di rimonta.
Minuto 72’. Locatelli lancia col mirino per Cuadrado che cerca Morata nell’area piccola, stop dello spagnolo, tiro, ribattuta sulla quale si avventa Kulusevsk: 3-3, anzi no, fuorigioco. Il cuore dei tifosi si frantuma in mille pezzi dopo aver agguantato un’insperata rimonta. Fischio, interviene il VAR. Morata è in posizione regolare, gol assegnato. C’è tempo, in due minuti la partita è nuovamente in parità. Si può vincere, incredibile ma vero.
Minuto 77’. McKennie sulla sinistra vede l’inserimento di De Sciglio. Alza il pallone, Smalling la spizza ma non basta. Il numero 2 bianconero stoppa di petto ed insacca all’angolino basso, alla destra di Rui Patricio. Delirio. Mattia, incredulo e con la faccia trasfigurata corre ed esulta come un bambino che ha avvistato il camioncino dei gelati con la musichetta inquietante.
Minuto 80’. De Ligt tenta di allontanare un pallone toccato da Abraham in area di rigore. Il braccio è largo e il VAR richiama Massa. Rigore, doppio giallo ed espulsione per l’olandese. Attimi di panico per i tifosi juventini, ancora inebriati da un ribaltone in bilico tra sogno e realtà.
Minuto 83’. Pellegrini calcia un brutto rigore. Szczesny para.
Sette minuti surreali. Una Juventus brutta, forse la più brutta della stagione, ed è tutto dire, riesce a fare qualcosa di assurdo, rimontando e ribaltando una partita totalmente in controllo da parte di una Roma a due, tre, quattro, cento facce. Una partita che descrive pienamente la condizione psicologica traballante di entrambe le squadre. Mourinho è ancora fermo, in piedi davanti la panchina giallorossa, a chiedersi cosa sia successo.
Il fu Mattia De Sciglio, presunto “morto”, resuscita nella maniera più inaspettata: regalandoci una delle vittorie più rocambolesche della storia recente bianconera.
Alcune riflessioni sono doverose:
Moise Kean, probabilmente, sarebbe dovuto restare all’Everton. Confuso, spaesato, poco lucido e poco utile, soprattutto nei momenti di difficoltà. Un fantasma. Risposta poco convincente a chi lo preferirebbe a Morata.
L’ingresso di Morata in campo ha cambiato la partita e le successive esultanze non hanno assolutamente mostrato un calciatore desideroso di scappare da Torino per accasarsi alla corte di Re Xavi. Questo Alvaro, questo attaccante, questa grinta, sono gli ingredienti di cui abbiamo bisogno. Speriamo si dia una scossa.
Basta, basta, basta, basta, basta Rabiot e Bentancur. E’ stata sufficiente mezz’ora di Arthur-Locatelli-McKennie per comprendere ciò che in molti da tempo sostenevano: a centrocampo, la strada da intraprendere è questa.
Vittoria ottenuta più di voglia che di altro. Siamo lontani anni luce da una qualsivoglia definizione o sinonimo di squadra.
Marco Landucci, dopo questa esperienza, ha deciso di trasferirsi in un monastero tibetano.
Infine, la sorte ci è stata purtroppo avversa: Chiesa sarà assente per un bel po’ di tempo a causa di una lesione del legamento crociato del ginocchio sinistro. E’ inutile descrivere l’enorme dispiacere.
In bocca al lupo Chicco.

DI MICHELE COFANO