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TUTTI INSIEME | DI DARIO PELLEGRINI

Aprile 13

TUTTI INSIEME | DI DARIO PELLEGRINI

Il processo sociologico che ha colpito la tifoseria juventina nell’arco degli ultimi anni sarebbe un fenomeno da studiare con attenzione: mi rendo conto possa non essere una tematica di grande interesse ma, Juvandme mi permette di seguire il mio istinto e le mie voglie nella scrittura, quindi concedetemi di poter dire la mia circa questo eterno dibattito interno alla tifoseria bianconera.

Innanzitutto c’è da dire come tale contesto sia aiutato dalla narrazione dei media, ormai totalmente assoggettati alla diatriba tra giochisti e risultatisti: questo in particolare è un punto dolente per chi ama il calcio.
Essendo quest’ultimo uno sport di squadra e dalle dinamiche molto complicate penso sia naturale trovare molte vie per arrivare alla vittoria, la quale, è spesso sottointesa alla buona sorte: il resto sono tutte belle chiacchiere e gusti personali.

Ad esempio, chi scrive è da sempre un’amante di strategie tattiche ben delineate ed ha come idolo Guardiola ma, conscio del fatto che geni di questo calibro siano ben pochi, so cosa aspettarmi pure da tecnici con un altro credo ed altre priorità. Veniamo perciò ad Allegri: per me il tecnico livornese, quest’anno, è stato impegnato a ricreare un DNA ormai perso da due anni. La voglia di lottare e la capacità di soffrire sono state proprie ad ogni compagine vincente della storia bianconera e, partire da queste basi, è un qualcosa che rinfranca il mio animo da tifoso perché, durante questa stagione, talvolta ho visto partite giocate da Juve. Altre volte non è successo ed è per questo che ci troviamo nella situazione attuale.

Ad ogni modo forse non ci rendiamo conto della vastità di difficolta incontrate durante questa annata ma, credo, potessero essere tutte situazioni più condizionanti se guidati da un tecnico meno esperto nella gestione del gruppo: la non sostituzione in rosa di Ronaldo, l’avvio horror, il caos plusvalenze e la gestione del caso Dybala potevano essere avvenimenti capaci di influenzare pesantemente la stagione bianconera. Valutiamo quindi positivo il lavoro di Allegri? In nessun caso il giudizio può essere dato con piena convinzione , ergo, ci troviamo sospesi nella valutazione perché ognuno ha differenti metodi di giudizio.

La verità è che alla Juventus o si vince o non si è soddisfatti, ma, specialmente in conseguenza di cambi inerenti alla direzione sportiva, si è sempre stati capaci di correggere gli errori compiuti lungo il cammino. Penso che la dirigenza abbia programmato la stagione inerente con questa ottica di idee. D’altronde uno dei grandi errori che, taluni, hanno attribuito alla dirigenza bianconera è stato quello di non aver concesso tempo e pazienza alle varie guide tecniche quindi non riesco a capire perché molti chiedano ugualmente l’esonero di Max Allegri.

Capisco possa avere una filosofia calcistica non alla moda rispetto alle attuali concezioni ma rimane l’allenatore su cui la Juventus ha investito e su cui sta cercando di sviluppare un progetto.
Prima di giudicare, coerenza imporrebbe di attendere una stagione in cui parte realmente per vincere. Ad ogni modo la questione inerente ad Allegri non è l’unico tasto dolente del rapporto tossico fra le differenti correnti di opinione interne al tifo bianconero ma ci sono molte altre questioni aperte con futili motivi: sembra che ogni opinione positiva, ogni critica, debba esser per forza catalogata sotto uno delle varie correnti a cui facevo prima riferimento.

Non so come questa situazione possa risolversi ma spero la Juve riesca a tornare grande già dalla prossima stagione perché, chi sa amare, sa anche esser contento per i traguardi raggiunti da chi ne corrisponde il sentimento: un trionfo porta sempre un’ondata di ottimismo riguardo il futuro. Ce n’è di bisogno per tornare a lottare tutti insieme. O quasi.

Di Dario Pellegrini